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SOGNI DIMENTICATI NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011

( Figurina Liebig con i due dirigibili " Nulli Secundus " )
- NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011
- NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011 - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
SOGNI DIMENTICATI ESCE ON LINE IL 25 DI OGNI MESE
SOGNI DIMENTICATI ESCE ON LINE IL 25 DI OGNI MESE - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
NUMERO 5 - 25 FEBBRAIO 2011 -

Gli argomenti - novità del numero 5 sono

elencati nella rubrica " LE novità del mese "

( a sinistra in alto )



TRA QUESTI - Nella presente Home Page , nella parte inferiore :


EL DORADO

CELLULE del SANGUE

DIETE per la PANCREATITE

DIETA per l ' ICTUS

NON perdetevi la storia incredibile dei due Buffalo Bill e dei DIRIGIBILI Nulli Secundus in STORIA DEL VOLO , o le inquietanti storie degli uomini BLU ( in Avvenimenti del Passato ) o lo strano caso dell ' Uomo trasparente in Pensieri del Passato
.

E ricordatevi di viaggiare con noi nella REGIONE DEI SOGNI DIMENTICATI !!

Da qualche parte , in archivi polverosi e biblioteche poco
frequentate , giacciono sogni ed intuizioni ormai dimenticati , in
attesa di essere sognati di nuovo .
Per "sogni dimenticati"intendiamo visioni, invenzioni, concezioni,
percezioni, ricerche del passato finite nel dimenticatoio o
considerate di importanza minore o comunque ritenute superate o
sballate.
Così come una visione senza azione rimane soltanto un sogno, i
sogni esistono per essere sognati .

I lettori devono ricordare sempre che noi ci limitiamo a riferire
fatti o cronache o circostanze del passato, non esprimiamo
giudizi, ed invitiamo chi legge a non provare mai ad imitare o
riprodurre gli esperimenti , soprattutto quelli cruenti e pericolosi ,
di cui verrà riferito in questa sede, e soprattutto a consultare
sempre e comunque il proprio medico .
Inoltre , le idee personali , politiche e religiose dei
filosofi , scienziati , inventori , personaggi storici ed altre
persone ( di cui parleremo ogni mese ) non coincidono
necessariamente con le idee ed orientamenti della testata .



REG. TRIB. di ROMA
N. 331 / 2010 del 05/08/2010
Dom. Fiscale : Roma - Viale dei Primati
Sportivi 66 - CAP 00144




Direttore Responsabile : Paolo Nicoletti
Redattori : Paolo Nicoletti
Marco Nicoletti
Consulenza Storica e Sociologica : Dott.sa Laura Bordi
Consulente medico e scientifico : Dott. Marco Nicoletti




Salvo casi particolari e limitati , la collaborazione alla nostra
testata è da intendersi come prestata volontariamente e gratuitamente .

Gli articoli ed ogni altro materiale inviatoci non saranno
restituiti , e verranno cestinati entro un mese da un imparziale esame
( se non pubblicati o ritenuti di interesse per la testata ed i suoi lettori ) .

Tutto ciò premesso , i nostri lettori potranno sottoporci materiale
per la pubblicazione , indicarci argomenti di interesse della testata su cui
lavorare ,
proporci domande , approfondimenti e quesiti : noi non garantiamo nè la
pubblicazione , nè una pronta risposta , nè un celere o cordiale riscontro .
Tuttavia ci lavoreremo comunque sopra , cercando di non deludere chi
ci avrà privilegiato con la calda cordialità del riscontro e del civile contatto
umano nonchè con l ' invio di materiale .

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El Dorado
El Dorado - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
El Dorado : la leggenda di un luogo dove tutti sono ricchi e vivono in pace.
El Dorado costituisce un mito meraviglioso. Ma qualcuno dice che nel fondo di ogni leggenda c' è sempre un briciolo di verità . E nel caso di El Dorado, dietro al mito di un luogo così carico
d' oro che tutti gli abitanti sono liberi da ogni asprezza corrispondente allo sbarcare il lunario, potrebbe esserci un qualche frammento di realtà . E' comunque una storia che, se raccontata in modo obiettivo, rende impossibile staccarne l' orecchio. Di casi come questo è piena la nostra regione dei Sogni Dimenticati.
di Marco Nicoletti
Ci accorgeremo tra poco, quando sarà iniziata la narrazione delle spedizioni successive che dovevano trovare El Dorado, che la cronaca di queste peripezie di avventurosi esploratori diventa tanto simile ad una storia favolosa che noi stessi faremo pensare un poco a quei bambini che rifiutano di addormentarsi se non viene letta loro qualche altra pagina. Però ricordatevi che si tratta di una cronaca. E non ci troviamo nelle : "Cronache di Narnia" . Tutto questo è reale. E' soltanto alla fine che, in tutta onestà , non sappiamo cosa c' è alla fine dell' arcobaleno, e se per caso fosse la pentola piena di monete d' oro di un' altra famosa leggenda, non ce ne stupiremmo più di tanto.
Ma andiamo con ordine, anche se, per spirito di verità , non cercheremo mai di dire : "E' tutto in ordine. Non esiste nulla di inspiegabile. " Questo infatti contrasta con la nostra etica.
All' inizio di questa cronaca ci troviamo alla scoperta europea delle Americhe : il mito di un luogo leggendario e ricchissimo si era rafforzato. Gli indigeni americani, che facevano largo uso di monili d' oro, fecero credere agli Spagnoli l' esistenza di un luogo meraviglioso, così pieno di pietre preziose e d' oro da far si che tutti gli abitanti fossero, di conseguenza, ricchi.
Uno dei primi spagnoli che cercarono questo mitico luogo fu Juan Ponce de Leon, che nel 1513 cercò in Florida la Fonte dell' Eterna Giovinezza. Ponce de Leon non riuscì a trovare la sua fonte. Tuttavia sorgono ancora leggende non dimenticate, nelle quali la famosa sorgente che avrebbe donato la giovinezza sempiterna altro non era che una grande pozza d' acqua la quale scorreva nel mezzo di alcune piante di aloe. Ma lasciando Ponce de Leon, andiamo alle vicende di Hernà n Cortès e Francisco Pizarro. Questi due uomini d' azione, nel conquistare gli imperi azteco e incas rispettivamente, credettero di essere arrivati in questo luogo leggendario. Ma poi la loro grande ambizione, ed il loro enorme desiderio di ricchezza li spinsero a continuare ancora ed ancora la ricerca di El Dorado.
Furono proprio i tesori riportati in Spagna da questi conquistadores ad indurre i banchieri Welser di Norimberga alla ricerca comune dell' Eldorado. Da rammentare il fatto che i Welser avevano prestato all' Imperatore Carlo V ben 141.000 ducati, e ne avevano ottenuto in cambio i diritti di sfruttamento delle risorse naturali della colonia del Venezuela.
Ed intanto continuava, su vasta scala, questa coinvolgente ricerca. Quando Sebastiano Caboto fu al comando, nel 1525, di una spedizione destinata alla ricerca del Perù, i suoi luogotenenti, tra cui Francisco Cesar, si spinsero nell' interno del Rio della Plata, arrivando forse anche al confine dell' attuale Bolivia. Quando questi uomini ritornarono, si diffuse la leggenda di una città ricchissima, dai pavimenti d' oro, che essi non sarebbero riusciti a vedere per pochissimo. Questa città venne chiamata : "Ciudad de los Cesares", o "città errante " , o " città incantata della Patagonia , ed il suo mito nacque da ben quattro filoni diverse di leggende , su cui ritorneremo .
Poi venne la volta di Pedro de Heredia, il quale depredò l' oro dei Sinù per numerosi anni, e cercò una mitica città , che secondo lui era situata al confine tra il dipartimento di Cordoba ed Antioquia (Colombia).
Ed in seguito vi fu Diego de Ordaz che risalì il Rio Orinoco nel 1531, cercando la cittÃ
d' oro. Però non gli fu possibile trovarla, anche se alcuni degli indigeni che lo accompagnavano gli dissero che un poco più avanti, nella selva, c' era una montagna di smeraldo.
Da notare che tra i finanziatori della spedizione di Caboto (siamo nel 1525), c' era anche Ambrosius Dalfinger da Ulma (1500 - 1533) che in realtà si chiamava Ambrosius Ehinger. Quando i Welser ottennero da Carlo V la concessione di sfruttamento, inviarono Dalfinger a dirigere la colonia, col titolo di "Governatore delle isole del Venezuela". Questo perché i primi esploratori credevano si trattasse di isole formanti un arcipelago. Da questo venne loro il soprannome di Piccola Venezia, che in spagnolo era : "Venezuela". Dalfinger nei documenti spagnoli è chiamato Cinger o Alfinger, ed i coloni lo soprannominarono Micer (messer)Ambrosio. Micer Ambrosio si stabilì a Coro, che costituiva l' unico insediamento della colonia, e nel 1529 guidò una prima spedizione, a scopo esplorativo, verso il lago di Maracaibo. Ivi, nei pressi della strozzatura che divide il lago dal golfo omonimo, fondò la città di Maracaibo, resa immortale dai racconti di Salgari, e sul versante opposto fece edificare la città di Nuova Ulma.
Attualmente quest' ultima città è scomparsa, ma il posto è chiamato : "Campo de Ambrosio".
E non c' è da stupirsi, perché ogni elemento di quest' area sembra riecheggiare quelle antiche vicende di cercatori dalla sete d' oro e di pietre preziose, e dalla grande ambizione di mettersi in proprio. Dalle popolazioni rivierasche l' interprete e scrivano del gruppo, Esteban Martìn, seppe che una popolazione dell' interno, che trascorreva la sua esistenza sugli altipiani, impiegava l' oro come merce di scambio, comprando per sé in questo modo del cotone grezzo, coralli, perle e conchiglie giganti dagli altri indigeni. Inoltre il loro territorio era ricco di pietre verdi, che gli spagnoli supposero (giustamente) essere smeraldi. Martìn confidò le proprie idee a Pedro Limpias, e, naturalmente, pare che sia stato proprio quest' ultimo, al ritorno a Coro, a diffondere le voci su El Dorado, il mitico regno dell' oro. Furono ben cinque le spedizioni che partirono dal Venezuela alla ricerca di El Dorado.
Nella prima spedizione, guidata, come già detto, da Dalfinger, il continuum delle operazioni durò dall' agosto 1529 al 18 aprile1530, data in cui i resti della spedizione, decimati, ritornarono a Coro. Dalfinger, febbricitante e debilitato, prima di imbarcarsi in Santo Domingo nominò provvisoriamente, nel giugno 1530 Nikolas Federmann, il Giovane da Ulma (1506 - 1541) vicegovernatore, alcalde mayor di Coro, e Capità n generà l delle forze armate. Federman, contravvenendo in modo abbastanza grossolano agli ordini di Dalfinger, che, molto saggiamente non gli aveva rivelato alcun dettaglio circa il "regno dell' oro", preparò per conto suo una spedizione, di circa un centinaio di uomini.
Federman, al solo sognare di quelle ricchezze, aveva varcato il Rubicone (come direbbe uno storico), e si era messo in proprio.
Assai colto nelle lettere, in spagnolo ed in italiano, fu autore di un saggio etnografico sui popoli indigeni conosciuti nel corso del suo primo viaggio. Questo saggio fu di grande interesse, tanto più che di quei popoli, oggetto di sterminio in tempi assai brevi dal momento stesso che il pennino dello scrivente si staccava dallo scritto, sussistevano pochissime notizie. La monografia, "Indianische Historia, Eine Schöne kurtz-weilige Historia" , fu pubblicata ad Hagenau nel 1557 dal cognato di Federmann : Hans Kiefhaber.
Premio per aver contravvenuto agli ordini ? Adesso lo vedremo. La prima spedizione Federmann durò dal 16 settembre 1530 al 17 marzo 1531, senza cavare un ragno dal buco. Dalfinger, ritornato a Coro, quando seppe che Federmann aveva abbandonato la colonia e si era avventurato nell' interno del territorio, lo esiliò dal Venezuela per quattro lunghi anni.
"E non ci riprovo io ? " si disse Dalfinger. Detto e fatto. Ecco la seconda spedizione Dalfinger. Partono da Coro il 9 giugno 1531. Vi fanno ritorno il 2 novembre 1533. Questa fu, in assoluto, una delle spedizioni più drammatiche, al termine della quale Dalfinger stesso trovò la fine della sua vita avventurosa : era stato colpito da una freccia avvelenata.
Ma l' oro e le gemme continuano a destare il desiderio dei finanziatori. Morto un condottiero ne creano subito un altro. Ed ecco il nuovo capo della nuova spedizione : Georg Hohermuth da Spira (1508 - 1540), che fu chiamato dagli spagnoli con il nuovo nome di Jorge de Espira. Egli fu inviato dagli Welser alla testa di un piccolo esercito di coloni di eterogenea nazionalità : tedeschi, spagnoli, inglesi, fiamminghi, italiani e scozzesi. Hohermuth aveva al suo comando ben 500 uomini. Partirono nel giugno del 1535 e terminarono quest' avventura nel 27 maggio 1538.
L' attento ed accurato cronista di questa spedizione ? Fu Philipp von Hutten, cugino del famoso umanista, il cavaliere Ulrich von Hutten. I nostri esploratori percorsero ben 1500 miglia verso sud, raggiungendo il rio Guaviare, nei pressi dell' odierna Bogotà , e passando molto vicino all' altopiano di Jerira, abitato dalle tribù chibcha. Queste ultime erano all' origine della leggenda di El Dorado. Ma il piccolo esercito di avventurieri non trovò alcuna via di accesso.
Purtroppo , anche questa spedizione si concluse con una e propria catastrofe . Morirono , infatti , ben trecento esploratori . Tra questi , anche il veterano Esteban Martìn , e ciò costituì un pessimo auspicio , perché Martin aveva partecipato pressoché a tutte le esplorazioni precedenti . Perì miseramente perfino lo stesso Hoermuth , dopo essere stato ricoverato a Santo Domingo ed in seguito ad una lunga agonia, durante la quale non riuscì a riprendersi dalle peripezie sopportate.
A questo punto va riconsiderato l ‘ intreccio creatosi con Federmann . Ricordiamo infatti che Hoermuth , prima di partire per la sua spedizione , una volta compiuti i quattro anni di esilio da lui stesso comminati a Federmann , permise a quest ‘ ultimo di rientrare . Con atto magnanimo , Hoermuth diede a Federmann l ‘incarico di esplorare le terre a ovest del lago di Maracaibo . Obiettivo di questa missione era determinare i confini della concessione dei banchieri Welser , e di costruirvi una fortezza .
Federmann , dunque , dopo aver avuto uno scontro con il Governatore della Colonia di Santa Marta , Don Pedro Fernandez de Lugo, il quale aveva rivendicato la giurisdizione sulle terre ad ovest di Maracaibo , tornò a Coro nel dicembre del 1536 .
Convinto che Hoermuth fosse passato a miglior vita , nell ‘ autunno del 1537 Federmann ripartì cercando ( per proprio conto ) la Valle di Jerira .
Uno dei motivi per cui partì in tale ricerca era
l ‘ informazione di corridoio riguardante Gonzalo Jimenez de Quesada , il quale era supposto preparare a Santa Marta un ‘ altra spedizione in grande stile, per arrivare alle terre di El Dorado .
La circostanza più comica risiede in ciò : la seconda spedizione Federmann mancò per poco di incrociare i superstiti del gruppo di Hoermuth , i quali erano convinti che Federmann fosse venuto in loro aiuto , dopo che ebbero saputo dell ‘ arrivo di un gruppo di conquistadores .
Ma questo povero gruppo sparuto era in realtà quanto rimasto della spedizione di Diego de Ordaz, che alla fine del 1537 si riunì con Federmann negli llanos tropicali. Le avventurose esplorazioni di Federmann si conclusero nell' inverno del 1539, con l' arrivo a Jerira.
Da notare un piccolo particolare :
quest' arrivo fu preceduto solo di poche settimane dalle spedizioni di Quesada e Belalcazar.
La leggenda di El Dorado arrivò ad un punto cruciale quando i conquistatori spagnoli Gonzalo Jimènez de Quesada e Sebastian de Belalcazar sentirono parlare di un capo indigeno che si immergeva nelle acque di una laguna, dopo essersi ricoperto di polvere d' oro. Nella narrazione degli indigeni El Dorado (l' indio che si era letteralmente coperto di polvere d' oro, e quindi Il Dorato ) dopo essere sceso nell' acqua della laguna gettava delle offerte, tutte composte da oggetti d' oro, nella profondità delle acque stesse. E sarebbe stato proprio Belalcazar, ascoltando nel 1536 il racconto di un mercante indigeno nativo di Llactalunga, a coniare per primo questo termine : "El indio Dorado", poi abbreviato in El Dorado, per indicare quel sovrano indio tutto ricoperto di polvere d' oro che costituiva il protagonista delle narrazioni venute all' orecchio del conquistador.
La laguna in cui il famoso indio avrebbe compiuto le sue abluzioni rituali potrebbe essere (come dire : è soltanto un' ipotesi ) la laguna di Guatavita, nelle vicinanze dell' attuale città di Bogotà . Mi pregio di rammentare che questa città fu fondata da Quesada il 29 aprile 1539 con una breve cerimonia, con la presenza (oltre a Quesada stesso ) degli altri due comandanti.
Caso veramente più unico che raro : addirittura tre conquistadores erano giunti nello stesso luogo, attirati dal forte desiderio di oro e pietre preziose. Per primo giunse Quesada da nord-ovest, mentre Belalcazar arrivò da sud, ed infine Federman, il quale pervenne da nord-est.
Ma che civiltà era quella che aveva dato origine alla leggenda di El Dorado ? Era la civiltà dei chibca. Essa non sopportò l' urto terribile della conquista, e si estinse nell' arco di pochi decenni, dopo le storiche razzie compiute da Quesada. Ma in cosa consisteva il clamoroso equivoco in cui erano stati coinvolti i conquistadores ? I chibca non possedevano oro in proprio, ma lo ricavavano a loro volta per mezzo di traffici commerciali con le popolazioni vicine. Questo fece credere agli spagnoli che la terra dell' oro all' origine delle favolose leggende fosse un' altra, e non quella che avevano scoperto e pesantemente razziato. I chibca possedevano invece miniere di sale, e, soprattutto, l' unico giacimento di smeraldi delle Americhe. E forse, se i conquistadores avessero focalizzato il loro bersaglio su questo giacimento, altrettanto prezioso, se non di più, rispetto
all' oro, la loro saga si sarebbe conclusa (con maggior frutto ) nelle vicinanze della città di Bogotà , probabilmente nella selva dove sarebbero stati celati gli stupendi smeraldi grezzi.
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( Ippocrate , il primo medico che descrisse l ' ictus )
DIETA e ICTUS
DIETA e ICTUS - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
Una dieta per prevenire l' ictus.
Che cos' è l' ictus ? L' ictus, così ben descritto nel dialetto romanesco, tramite intercalari che ricorrono a volte anche nei sonetti del simpatico Trilussa, come : "Te piasse n' colpo !", è un evento sinistro, ma a volte prevenibile. Ecco una dieta che in taluni casi potrebbe prevenire questo spiacevolissimo sintomo (collegato a malattie da deposito, come l' aterosclerosi ). Raccomandiamo ai lettori di non fare impiego di questa dieta senza l' ausilio di un Medico. Quest' ultimo infatti conosce voi, e soprattutto le vostre analisi. Quindi vi consiglierà per il meglio. Evitate il fai da te.
Di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti
A Roma ci si riferisce all' ictus con il termine gergale e caratteristico di "coccolone" . "Se non mi viene il coccolone - disse un simpatico e disinvolto Professore di Patologia Generale, durante una delle sue lezioni a Roma - finiremo degnamente quest' anno accademico, avendo perfino
un' idea delle malattie da deposito. " Noi invece le malattie da deposito non le facciamo, e ci accontentiamo di sapere che il cosiddetto coccolone è un grosso embolo che ostruisce in modo improvviso un vaso sanguigno, più spesso un' arteria. L' embolo è un gruppo di piastrine che hanno aderito tra di loro, formando una sorta di grumo (una specie di ammasso viscoso) viaggiante nel torrente sanguigno.
Parliamo quindi di un danno grave al cervello , mentre talvolta alcuni lettori credono di leggere o parlare di patologie cardiache . D ‘ altra parte , nei secoli e nei vari luoghi , l ‘ ictus è stato chiamato con i nomi più disparati , come lo "stroke " degli anglosassoni o il più comune "colpo " , o colpo apoplettico , o apoplessia , o attacco apoplettico , o ictus ischemico o ictus emorragico , nonché TIA o attacco ischemico transitorio nei casi in cui dura meno di 24 ore o addirittura pochi minuti . Ippocrate fu il primo a descrivere l ‘ improvvisa paralisi che spesso si associa allo stroke .
Il risultato è purtroppo immediato, ed il paziente ( o la paziente ) passa rapidamente a miglior vita. Il termine " passare" è impiegato dal Tasso, nella "Gerusalemme liberata" : "In questa forma passa la bella donna, e par che dorma. " Ma non divaghiamo . Diciamo invece che in taluni pazienti è sufficiente un piccolo embolo per provocare l' ictus : infatti ci riferiamo a coloro i quali hanno già un' aterosclerosi. Quando gli studenti di Medicina si trovano al terzo anno, e c' è la lezione di Patologia Generale, quasi tutti fingono di sapere (a lezione) cosa sia l' aterosclerosi.
"Oh meschinetti noi ! - ci dicevamo - Solo noi non lo sappiamo . " Poi vedevamo che il Professore lo chiedeva ad uno a caso, e quest' ultimo rispondeva con tranquilla sicurezza : "E' la perdita di elasticità di un' arteria, che non effettua più i suoi normali movimenti. " "Ma bravo ! - gli faceva il Professore - Solo che quella non è l' aterosclerosi ! E' l' arteriosclerosi. Ti chiederò l' aterosclerosi all' esame. " A quel punto riprendevamo animo : in fondo noi almeno ci eravamo resi conto di non saperlo.
L' aterosclerosi è il deposito di colesterolo e trigliceridi nel lume di un' arteria, lungo un tratto del suo cammino, che spesso è una biforcazione o una curva. Questo deposito crea
un' ostruzione parziale dell' arteria, così che basta un piccolo embolo per ostruirla improvvisamente, e, se si tratta di un' arteria cerebrale, per dare morte cerebrale. Infatti, niente sangue, dunque niente ossigeno. Ed ecco purtroppo un' altra fattispecie di ictus.
E vediamo ora alcune ipotesi di dieta. Ovviamente i lettori sono invitati a non seguire tale dieta senza il parere del proprio Medico di famiglia, o del proprio Angiologo.
Le Vitamine del gruppo B e la Vitamina C (500 milligrammi al dì ) sono necessarie per la salute generale dei vasi sanguigni . La Niacina, detta anche Vitamina B3, abbassa il colesterolo.
La Vitamina E ( 400 Unità Internazionali al giorno ) può aiutare a prevenire i grumi, riducendo il fabbisogno di ossigeno. Una corrente del pensiero scientifico, abbastanza vasta (siamo all' inizio del 2011 ) consiglia l' assunzione quotidiana di 3 grammi di olio di pesce : assunti in perle (che sono simili alle capsule molli ) ci assicurano la giusta dose di Ω-3 necessari per ottenere delle prestazioni cerebrali migliori e più efficienti [si veda a questo proposito l' articolo già pubblicato nel 2010 sulla rivista online : microscopionline.net : "Il cibo per il cervello"] .
Sono indicati anche 5 grammi di lecitina di soia granulare al giorno : possono essere messi sulla superficie di una tazza di latte Zymil (o altre tipologie di latte in cui il lattosio è stato scisso in due zuccheri semplici ; ed anche altre marche stanno compiendo lo stesso processo chimico sul loro latte ) . La lecitina di soia granulare abbassa il livello del colesterolo ematico.
Dosi quotidiane di 400 milligrammi di magnesio, selenio, e potassio proteggono dall' ictus.
Inoltre il livello del colesterolo non deve essere tenuto troppo basso . Se scende troppo, si può causare la rottura dei vasi sanguigni, in quanto indeboliti : infatti il colesterolo è uno dei costituenti essenziali delle membrane cellulari. Questa rottura potrebbe provocare emorragie, o ictus emorragici. Perciò non è consigliabile far scendere il colesterolo sotto i 160 milligrammi per 100 millilitri di sangue.
Il consumo quotidiano di frutti ricchi di potassio, come una banana, un paio di albicocche secche, o una fetta di melone, aiuta a prevenire l' ictus. Una porzione al giorno (80 - 90 grammi ) di carote oppure di spinaci (verdure contenenti numerose sostanze anti-ossidanti, le quali combattono i radicali liberi ) può ridurre, con buone probabilità , questo rischio.
Parimenti diminuiscono questo rischio il frutto dell' avocado, ed i fagioli cannellini, presi a quantità di 90 - 100 grammi , per un individuo di 70 chili.
L' aglio e le cipolle contribuiscono a ridurre il colesterolo ematico.
E' preferibile usare olio extra-vergine di oliva, potendo scegliere.
Una discreta corrente del pensiero scientifico attuale ritiene positivo il consumo di sardine, sgombro o pesce spada, almeno una volta a settimana.
Il tè verde, preso in dosi molto piccole, e cioè non più di una tazza a settimana, ha dimostrato proprietà di prevenzione nei riguardi dell' ictus.
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DIETA PER LA PANCREATITE
DIETA PER LA PANCREATITE - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
Diete per la pancreatite .
La pancreatite è una malattia molto grave , tanto da ingenerare in alcuni casi anche la morte del paziente . Abbiamo voluto accludere alcuni tipi di diete per tale patologia . Sarà utile tracciare anche alcuni dettagli di questa grave malattia , per rammentare a noi stessi prima che ai lettori questo tipo di sintomatologia . Il notevole incremento della pancreatite nel nostro paese ( più di duecentomila casi all ‘ anno ) potrebbe essere ricondotto a varie cause .
di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti
Cominciamo subito in medias res , vale a dire dalle diete per la pancreatite , impostate su pancreatiti acute e quindi suscettibili di modifiche per le pancreatiti croniche .
Ci sembra utile ricordare che il paziente con la pancreatite , se reduce da violenti e caratteristici dolori ( che partendo dalla bocca dello stomaco arrivano alla colonna vertebrale ) , dovrebbe fare una TAC ( Tomografia Assiale Computerizzata ) prima di iniziare una nuova dieta . Ricordiamo che esiste anche la PET , o Positron Emission Tomography o Tomografia ad emissione di positroni , la quale PET può offrire una immagine molto più nitida che non una TAC .
Cominciamo da diete per la pancreatite da mille calorie , avvertendo che :
lo zucchero a colazione è finalizzato a lenire la secrezione digestiva del pancreas , che di fronte ad una quantità considerevole di zuccheri secerne in misura più lieve gli enzimi digestivi ( amilasi e lipasi ) , i quali in mancanza di alimenti possono addirittura arrivare a danneggiare in modo più o meno doloroso il pancreas stesso ;
PANCREATITE - MILLE CALORIE
COLAZIONE
Latte scremato
g 200
Fette biscottate
g 20
Zucchero
g 10
( avvertiamo i nostri lettori che
tale quantità di zucchero può essere ragionevole in una
pancreatite acuta , ma potrebbe essere eccessiva in una pancreatite cronica )
SPUNTINO
Pane tostato
g 25
PRANZO
Pasta o riso
g 50
Verdura cotta
g 200
Frutta fresca
g 100
Pane
g 25
SPUNTINO metà pomeriggio
PANE TOSTATO
g 25
LISTA dei SECONDI ( piatti )
Due volte alla settimana , CARNE ( g 120 ) , preferibilmente vitello e petto di pollo .
Due volte alla settimana , PESCE ( g 150 ) , preferibilmente nasello o merluzzo o sogliola o trota o palombo .
Una volta alla settimana , g 75 di AFFETTATO di bresaola o di prosciutto magro .
Una volta alla settimana , FORMAGGIO , da preferirsi tra ricotta ( g 80 ) o mozzarella ( g 50 )
o grana ( g 30 ) o Bel PAESE ( g 30 ) .
In successivi articoli descriveremo diete con maggior numero di calorie .
09/03/2011 22:16
28/02/2011 23:53

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CELLULE DEL SANGUE

CELLULE DEL SANGUE - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
Le cellule del sangue : i vari tipi di globuli bianchi.
Quante volte il lettore, nella sua vita, avrà fatto un emocromo, vale a dire un' analisi delle sue cellule del sangue : globuli rossi, globuli bianchi, e piastrine. E soprattutto a proposito dei globuli bianchi può aver avuto qualche piccola perplessità . Infatti, essendo i globuli bianchi di cinque tipi diversi, questi cinque nomi (neutrofili, linfociti, basofili, eosinofili, e monociti ) possono aver destato una bella congerie di domande. Facciamo un bel volo d' uccello su questi cinque tipi diversi di globulo bianco, cogliendone i dettagli essenziali (è il nostro sangue ), e magari qualcosina di più per gli amatori e per gli inguaribili scienziati, precisazione, questa, fatta sempre in positivo.
di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti
L' emocromo è un' analisi (più o meno accurata, a seconda dell' esperienza acquisita da chi compie questo esame ) delle cellule del nostro sangue. Il lettore affezionato a questa Rivista avrà ormai un' idea abbastanza esauriente dei linfociti, tanto da averne assimilato addirittura le ultime novità , e da non assillare il proprio medico curante su argomenti come le sottopopolazioni linfocitarie (gli helper, i soppressor, etc. etc. )
Cominciamo allora questo veloce volo sui cinque tipi di globuli bianchi, cominciando dai linfociti, mettendone a fuoco qualche dettaglio anche per chi non si sia mai accostato alla Rivista.
Questa volta però dedichiamo uno sforzo maggiore per gli altri quattro tipi di globuli bianchi. Innanzitutto, anche se ripartiamo dai linfociti, chiariamo il discorso delle sottopopolazioni. Non stiamo a ripetere la descrizione generale del linfocita, perché il lettore (anche nuovo ) di Sogni dimenticati può usare il motore di ricerca della Homepage, ed immettere come chiavi di ricerca : i linfociti quante novità .
Le sottopopolazioni linfocitarie sono i vari tipi di linfociti, e cioè gli helper, i suppressor, i natural killer, etc. Per quanto invece riguarda la porzione rivestita dai linfociti nell' ambito dei globuli bianchi totali, diciamo che i linfociti sono (normalmente ) il 20 - 40% dei nostri globuli bianchi, nella loro totalità . I linfociti sono i costituenti principali del sistema immunitario, che costituisce una difesa contro l' attacco di microrganismi patogeni, come i virus, i batteri, i funghi e i protisti (il lettore può approfondire questa voce su : knol.google.com ). L' aspetto generale, inconfondibile al microscopio ottico, è quello di una cellula ad anello con castone, perché il nucleo è enorme, ed il citoplasma è assai scarso.
La nostra rivista si è occupata già diverse volte dei linfociti , e perciò cercheremo di evitare eventuali noiose ripetizioni . Tuttavia , premesso il nostro rapido volo serve ad ottenere una vista globale dell ‘ argomento in questione anche per i lettori non informati , diremo subito che ci sono due grandi tipologie di linfociti : i linfociti B ed i linfociti T .Quando i linfociti B vengono attivati , si riproducono intensamente e si trasformano in plasmacellule , le quali hanno una maggior quantità di citoplasma e secernono in circolo una grande quantità di anticorpi . A loro volta i linfociti T si dividono in tre categorie : linfociti Tc ( citotossici ) , linfociti Th ( helpers ) , linfociti Ts ( soppressori ) .
Anche i linfociti citotossici si riproducono intensamente quando sono attivati . Tuttavia , essi non liberano anticorpi in circolo , ma li espongono sulla loro membrana , e li usano essenzialmente per riconoscere cellule del nostro organismo infettate da virus , oppure cellule tumorali . I linfociti citotossici uccidono le cellule rilasciando perforine , ossia sostanze che producono lesioni sulla membrana della cellula bersaglio , provocandone la morte per lisi osmotica . I linfociti helpers , o linfociti Th , sono necessari per attivare sia i linfociti B che i linfociti Tc , i quali , pur avendo riconosciuto degli agenti estranei , generalmente non entrano in azione se non sono stati attivati .
I linfociti soppressori riducono l ‘ intensità della risposta immunitaria . Bisogna però ricordare che esistono anche i linfociti Nk ( natural killers ) , che è la terza popolazione di linfociti , che non presenta recettori per l ‘ antigene ( la molecola o il gruppo molecolare estraneo all ‘ organismo ) e che , pertanto , svolge funzioni difensive di tipo aspecifico e non è attivata dai linfociti T helpers .
Queste cellule rappresentano la componente più antica del nostro sistema immunitario , e si caratterizzano più che altro per la loro attività citotossica . Per queste ragioni , i linfociti natural killers sono in grado di uccidere virus , batteri , cellule infettate e cellule neoplastiche .
E veniamo ora ai globuli bianchi neutrofili . Ripetiamo che la densità dei leucociti ( globuli bianchi ; mentre i linfociti sono soltanto uno dei cinque tipi di globuli bianchi ) nel sangue è di 5000 - 7000 per millimetro cubo . I leucociti si dividono in due categorie : i granulociti e le cellule linfoidi ( o agranulociti ) . Il termine "granulociti " è dovuto alla presenza di granuli nel citoplasma di queste cellule .
Questi granuli sono differenti nei vari tipi di granulocita , e ci aiutano a distinguerli . Infatti , questi granuli hanno una differente affinità verso i coloranti neutri , acidi o basici , e fanno assumere al citoplasma un colore differente .
I granulociti si possono dunque distinguere in neutrofili , eosinofili ( che sono quelli acidofili , che tendono verso il colorente acido ) e basofili .
Le cellule linfoidi , invece , si distinguono in linfociti e monociti .
Come vedremo , anche la forma del nucleo ci aiuta nel riconoscimento dei leucociti .
E vediamo adesso i globuli bianchi neutrofili .
Il singolo globulo bianco neutrofilo ( detto quindi anche granulocita neutrofilo ) ha una massa che è alquanto più grande di quella di un globulo rosso . Presenta all ‘ interno , in genere , quattro nuclei che , tendenzialmente sono uniti tra di loro da sottili filuzzi di materiale nucleare : la cromatina . I neutrofili sono molto attivi nel fagocitare batteri , e sono presenti in grande quantità nel pus delle ferite .
Purtroppo queste cellule non sono in grado di rinnovare i lisosomi ( piccoli globi capaci di secernere delle sostanze con azione litica ) utilizzati nel digerire i microbi , e muoiono dopo averne fagocitati alcuni . I globuli bianchi eosinofili aggrediscono gli eventuali parassiti del nostro organismo e sono in grado di fagocitare i complessi antigene-anticorpo .
Hanno una massa che può arrivare anche a quattro volte quella di un singolo globulo rosso .
La loro forma è essenzialmente globiforme , il loro citoplasma è pieno di granuli che hanno una forte affinità per i coloranti acidi .
Ecco perché i granuli del loro citoplasma hanno un colorito rossastro . Il loro nucleo è per lo più diviso in due grossi globi appaiati tra di loro come due chicchi di caffè . Questi due nuclei sono uniti tra di loro da sottili ed esigui filamenti di cromatina nucleare .
E veniamo ora ai globuli bianchi basofili . Questi ultimi hanno scarso citoplasma e grosso nucleo . Sotto questo profilo le potremmo definire " cellule intelligenti " alla stressa stregua dei linfociti e dei monociti .
Data la loro forte affinità chimica verso i coloranti basici , una volta effettuata la colorazione con questi ultimi , il nucleo del granulocita basofilo ( così chiamato per i granuli che contiene
all ‘ interno del suo citoplasma , che hanno anch'essi una forte affinità verso i coloranti basici ) comparirà di un bellissimo colore bluastro , che si presenta di tonalità intermedia tra il bluastro e
l ‘ indaco ( tra i colori , si trova tra il blu ed il viola ) dell ‘ arcobaleno .
I basofili secernono sostanze anticoagulanti , ed anche sostanze vasodilatatrici , come
l ‘ istamina e la serotonina . Anche se possiedono capacità fagocitaria , la loro funzione principale è quella di secernere queste sostanze le quali mediano alcune reazioni di ipersensibilità , alle quali sono dovute una parte delle nostre allergie .
I monociti sono precursori dei macrofagi . La loro forma è globulare ( infatti sono un tipo di globulo bianco ) ed hanno poco citoplasma , sebbene ve ne sia di più che nei linfociti , ed un grosso nucleo con forma a guisa di rene ( umano ) . I monociti sono i precursori dei macrofagi , e sono le cellule del sangue di dimensione maggiore .
Quando nel midollo osseo essi raggiungono la maturità , vengono immessi nella circolazione sanguigna , dove permangono da 24 a 36 ore . Migrano poi nel tessuto connettivo , dove diventano macrofagi ( cellule con attività fagocitarie ) e sono in grado di muoversi attivamente nei tessuti . Si noti bene che mentre si credeva che i globuli bianchi fossero privi di nucleoli , anche con le comuni colorazioni dei coloranti basici si può agevolmente vedere che all ‘ interno del grosso nucleo reniforme risultano evidenti diversi nucleoli .
  • 28/02/2011
  • Nº pagine viste
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( Figurina Liebig raffigurante i dirigibili inglesi di W. Cody , i due "Nulli Secundus " )

I dirigibili Nulli Secundus e Buffalo Bill .

Buffalo Bill ha mai avuto a che fare con i dirigibili ? Le cronache , le tracce , i resoconti e perfino le fotografie ed i manifesti sembrerebbero dirci di si .

di Paolo Nicoletti

Dagli archivi polverosi della nostra Regione dei Sogni Dimenticati , dove giacciono volumi ed incartamenti , e faldoni e cartelle pieni di polvere ed oblio , abbiamo ancora una volta tirato fuori una strana storia , che sembrerebbe andare contro le nostre convinzioni storiche e culturali .

A farla breve , potremmo immaginare Buffalo Bill sopra un dirigibile , o un aereo o un idrovolante ? Potremmo pensare di vederlo volare , lui e sua moglie , su un aquilone ? Non sarebbero queste soltanto mere fantasie , magari dettate da un eccesso di libagioni od altro ?

Eppure la realtà è questa : le cronache sono piene di tracce di spettacoli organizzati dal Colonnello Cody , che noi conosciamo anche come Buffalo Bill . Abbiamo giornali interi e riviste che ne parlano , e programmi degli spettacoli e gli stessi biglietti dei meravigliosi raduni , dove apparivano mirabolanti attrazioni come i "cavalieri di ogni tempo e luogo " , e manifesti e volantini , e libri , e fotografie , e cronache giornalistiche .

Ma la cosa strana è che , talvolta , il Colonnello Cody viene indicato come pilota o inventore o promotore dell ‘ aviazione civile o militare , e viene citato nella storia del volo sia per quanto riguarda gli aerei che per quanto attiene gli alianti , gli idrovolanti , i cervi volanti , le "cattedrali volanti " ed infine i primi dirigibili .

E se noi guardiamo attentamente le fotografie , non sempre sbiadite , dell ‘ epoca , ci rendiamo conto che abbiamo a che fare proprio con il grande cow-boy americano che abbiamo sempre conosciuto sin dalle nostre letture giovanili , e di cui ha parlato anche il grande Emilio Salgari .

Si , questa è la verità inaspettata che noi , come viaggiatori nel tempo , potremmo trovare negli anni di grande progresso e slancio culturale e scientifico a cavallo tra i due secoli : il Colonnello Cody , con tanto di fotografie in vestito da cow boy , organizzava spettacoli volanti con impiego di velivoli , apprestando numeri volanti di una complessità e difficoltà insuperabili ed insuperati !

A questo punto , noi poveri viaggiatori del tempo ci accasceremmo a sedere e rimarremmo preda dello shock , e ci chiederemmo a quali allucinazioni maligne stiamo assistendo .

E si badi bene che questo non è un articolo di fantasia , se non nell ‘ ipotizzare una futura ed improbabile fattibilità dei viaggi nel tempo . Le circostanze di fatto di cui parliamo sono vere e concrete , così come veri e reali erano i manifesti che , all ‘ epoca , reclamizzavano gli spettacoli volanti del Colonnello Cody .

Quindi è vero che Buffalo Bill , il colonnello Cody , organizzava spettacoli a base di acrobazie aeree ?

Ed è vero che il medesimo Colonnello Cody si interessava di dirigibili , di aerei , di macchine volanti strane ed inquietanti come i cervi volanti ?

Ed allora la nostra esasperazione non può che trovare uno sfogo : " Ma come è possibile ? Che cosa c ‘ entra Buffalo Bill con gli aerei ed i dirigibili ?

I manifesti e le immagini sulle riviste d ‘ epoca stanno là , dove sono raccolti e custoditi , a dimostrarci che è vero .

Ecco le immagini del colonnello Cody , vestito nei caratteristici costumi da cow boy del Selvaggio West . Ecco le fattezze di Buffalo Bill , come noi le abbiamo sempre conosciute . Eppure…..Eppure….Eppure !

Noi di "sogni Dimenticati " , talvolta , potremo anche scoraggiarci , ma in genere continuiamo le nostre indagini fino alla fine , e qualcosa troviamo sempre .

E proprio indagando attentamente , sia come viaggiatori nel tempo che come cronisti dei nostri giorni , potremmo e potremo scoprire che in realtà ci furono due colonnelli Cody , entrambi vestiti da cow boy , entrambi famosi , entrambi chiamati Buffalo Bill ed entrambi americani .

Ebbene si : due colonnelli Cody !

Si , ci furono due Colonnelly Cody ed entrambi si facevano chiamare " Buffalo Bill " .

Entrambi erano coraggiosi ed abilissimi nelle arti più disparate , e sapevano fare benissimo un numero di cose incredibili , che i comuni mortali spesso si limitano a sognare . Erano entrambi abilissimi cavalieri e tiratori , ed uomini di azione senza pari , ed entrambi avevano abilità manageriali non comuni , tanto da permettere loro di organizzare con successo grandi spettacoli ambientati nel selvaggio West .

E tutti e due vissero e morirono , più o meno , nello stesso periodo , tanto che nessuno oltrepassò la Guerra Guerra Mondiale , conflitto orrendo destinato a chiudere ingloriosamente la Belle Epoque ed a riempire gli scaffali e gli archivi della nostra Regione dei Sogni Dimenticati .

E la loro somiglianza fisica , così come la somiglianza tra gli spettacoli del selvaggio west organizzati dei due , erano tali che nel 1891 Buffalo Bill fece causa all ‘altro Cody e riuscì ad ottenere di essere l ‘ unico Buffalo Bill collegabile a spettacoli del selvaggio west , l ‘ unico a poter usare il soprannome di "Buffalo Bill " .

Si , ci furono due Colonnelly Cody ma uno , ed uno soltanto , fu anche uno dei più grandi aviatori della storia , e come tanti altri aviatori dimenticati potrebbe , e probabilmente ha volato prima dei Fratelli Wright .

E , altro dettaglio strano , di uno dei due colonnelli sappiamo tutto , mentre dell ‘ altro non sappiamo niente , e perfino i biografi ufficiali faticano a ritrovarne le tracce .

Ma procediamo con ordine .

Alla fine dell ‘ 800 ed all ‘ inizio del ‘900 Buffalo Bill era una delle grandi figure dell ‘ immaginario collettivo , era un personaggio di fama e statura mondiale , paragonabile a quel che possono essere stati , ai giorni nostri , un Barnard o un Gandhi o un Gorbaciof .

E se fosse possibile viaggiare indietro nel tempo , ed i viaggiatori temporali potessero documentarsi su guide turistiche paragonabili alle guide del Touring Club , tali guide turistiche del tempo riporterebbero che viaggiando tra il 1883 ed il 1914 sarebbe possibile trovare molto spesso i variopinti cartelloni e gli annunci magniloquenti e variopinti degli spettacoli circensi di Buffalo Bill .

Sappiamo infatti che William Cody , tra il 1883 ed il 1914 viaggiò in tutto il mondo con il suo famoso spettacolo , che noi in Italia conosciamo soprattutto per la famosa sfida tra cow-boys e butteri (1890 , a Roma ) . Nel 1890 Cody venne richiamato in patria per combattere contro gli indiani Sioux , e venne congedato con il grado di Colonnello . Il Colonnello Cody , universalmente conosciuto come "Buffalo Bill " .

Lo spettacolo viaggiante in questione si chiamava "Buffalo Bill's Wild West" , consisteva in formidabili numeri rievocativi della storia del West con cariche e cavalcate selvagge , e personaggi veri come Calamity Jane e financo Wild Bill Hickok ( proprio lui , il famoso pistolero ucciso alle spalle dal vile McCall , in una sala da gioco ; le sue ultime carte diedero il nome alla " mano del morto " ) , e grandi capi indiani come Toro Seduto ed Alce Nero che erano stati letteralmente salvati dalle guerre indiane . Tale era il gradimento dello spettacolo di Buffalo Bill che esso fu la grande attrazione dell ‘ Esposizione Mondiale di Chicago del 1893 , così come lo era stato nel corso del Giubileo della Regina Vittoria nel 1890 .

Anche gli indiani Dakota veneravano il buon Colonnello , che pure era loro nemico e li aveva combattuti , e lo indicavano con il famoso soprannome di "Pashaska " ( "Pahaska " ) .

Tutti sanno che egli era stato uno dei leggendari "Pony Express" , già a quattordici anni , era stato un esploratore ed aveva fatto lavori di ogni tipo , oltre al cacciatore di bisonti . La sua vita era stata segnata dalla morte del fratello maggiore in giovane età e dalla perdita del padre , pugnalato perché aveva osato parlare contro lo schiavismo . Aveva una moglie italiana , era stato ricevuto dal Papa , ed era il Colonnello Cody , Buffalo Bill .

Questo Buffalo Bill , conosciuto da noi Italiani , non si interessò mai né di dirigibili né di aerei né di altre macchine volanti , se non come uomo del suo tempo .

Quindi , ogni volta che ci capiterà di vedere fotografie di Buffalo Bill vicino ad aerei o dirigibili od aquiloni potremo essere ragionevolmente sicuri che le immagini riguardano l ‘ altro Colonnello Cody , ovverosia quello che perse la causa per il soprannome di Buffalo Bill .

Abbiamo visto quindi che , indagando attentamente , sia come viaggiatori del tempo che come cronisti dei nostri giorni , potremmo e potremo scoprire che in realtà ci furono due colonnelli Cody , entrambi vestiti da cow boy , entrambi famosi , entrambi chiamati Buffalo Bill ed entrambi americani .

Abbiamo visto anche che la loro somiglianza fisica , così come la somiglianza tra gli spettacoli del selvaggio west organizzati dei due , erano tali che nel 1891 Buffalo Bill fece causa all ‘altro Cody e riuscì ad ottenere di essere l ‘ unico Buffalo Bill collegabile a spettacoli del selvaggio west , l ‘ unico a poter usare il soprannome di "Buffalo Bill " .

Ma dobbiamo anche sottolineare che storicamente coloro che , per valore e capacità , vennero soprannominati "Buffalo Bill " furono più d ‘ uno , anzi furono una vera e propria consorteria .

Va infatti sottolineato che lo stesso Buffalo Bill aveva guadagnato il diritto di portare il suo soprannome dopo aver sconfitto un altro Buffalo Bill in una gara di caccia al bisonte , e tale antecedente " Buffalo Bill " altri non era che William Comstock , altro leggendario personaggio della prateria americana , grande cacciatore e guida e scout preferito del Generale Custer . Comstock , chiamato anche "Medicine Bill " per la sua abilità nel curare le ferite , era anche pronipote del famoso romanziere James Fenimore Cooper , ed il suo destino fu di vivere proprio come un famoso personaggio immaginario creato da Cooper , ossia il cacciatore di frontiere Nathaniel Bumppo , protagonista di un famoso ciclo di racconti ( " Leatherstocking tales " ) , vestito di pelli e mocassini . Egli fu amato dagli indiani e dai pionieri , che lo chiamavano semplicemente " Will " , ma anche "Hawkeye " , occhio di falco ., e quando perse la gara di caccia al bisonte con Cody potremmo anche considerare che in fondo Comstock aveva qualche anno in più rispetto al buon colonnello , che comunque si guadagnò il diritto di farsi chiamare "Buffalo Bill " .

Tra parentesi , nell ‘ 800 e nel primo ‘ 900 gli spettacoli a base di "selvaggio west " e di cow-boys erano molto diffusi , ed ancor più diffuso era il costume di chiamare "Buffalo Bill " ogni personaggio di particolare valore e capacità e come tale famoso nelle praterie americane , ed anzi a detta di Martin S. Garretson i Buffalo Bill furono alcune dozzine . Il migliore di essi fu probabilmente tale William Matthewson , diventato famoso verso il 1860 per aver salvato molti coloni del Kansas durante una terribile carestia , distribuendo la carne dei bisonti da lui stesso cacciati . La sua indole riservata e modesta fece sì che , senza approfittare del suo momento di gloria , si ritirasse a Wichita vivendo di onesti commerci ed infine beneficiando del meritato riposo .

Forse sarebbe eccessivo ipotizzare che vi fosse una specie di massoneria di persone che si facevano chiamare "Buffalo Bill " , paragonabile a quel che si poteva verificare per Robin Hood o , passando ai personaggi di fantasia , ai vari Zorro o Phantom : ed infatti noi non faremo tale errore .

Ma torniamo ai nostri due Cody-Buffalo Bill .

Dopo che il "vero " Buffalo Bill " , vale a dire William Cody , aveva fatto causa all ‘ altro Colonnello Cody , entrambi proseguirono per la propria strada , ed entrambi continuarono ad allestire spettacoli ed a condurre una vita avventurosa .

Tuttavia uno dei due , ovvero il Colonnello Cody che perse la causa , era il più misterioso , tanto da essere colui di cui non sappiamo nulla . Perfino i suoi genitori figurano essere stati uccisi dagli indiani d ‘ America tanto da non rimanerne traccia , e non è certo neppure il luogo di nascita in America e forse nemmeno il vero cognome .

Ebbene , il Colonnello Cody privato del soprannome di " Buffalo Bill " (che pure aveva diritto a portare , ed aveva portato per anni , come tanti altri personaggi del west ) , insomma il Colonnello Cody numero due , sarebbe stato destinato senza ancora saperlo a diventare uno dei personaggi più incisivi e meno ricordati nella storia dell ‘ aviazione .

Tanto per limitarci ad una sola delle sue creature , il dirigibile Nulli Secundus , va ricordato che i voli di questo dirigibile e del suo successore riempirono le cronache del primo Novecento e diventarono così sensazionali ed universalmente conosciuti da meritare menzione perfino nelle famose figurine Liebig ( vedasi la figurina in Home Page di questo Numero 5 di " Sogni Dimenticati ") , che erano lo specchio dei più famosi fatti storici e di cronaca della propria epoca .

Il Colonnello Cody numero due si chiamava Samuel Franklin Cody ( Cowdery , secondo alcuni )

ed ebbe una gioventù estremamente avventurosa e duramente vissuta . Come tanti altri Americani egli si trovò a fare i lavori più diversi , tra cui il cow boy ed il cercatore d ‘ oro , e nel 1889 si trasferì dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna , dove alla fine dell ‘ 800 lo troviamo ad organizzare spettacoli da circo .

Ad un certo punto , quindi , il nostro Cody si trovò ad emigrare , baracca e burattini con tutto il carrozzone del suo spettacolo , in Inghilterra , dove si dice che gli venne l ‘ idea ( forse suggeritagli da un capo indiano o dal suo cuoco cinese , non è ben chiaro ) di studiare i cervi volanti , veri e propri enigmi matematici , ossia aquiloni a forma di parallelepipedo , dotati di capacità di volo e di direzione incredibili , tanto che da millenni sembrano essere stati usati per smuovere pesi e

persone . La prima donna ad aver volato potrebbe essere stata la moglie del Colonnello Cody , nel 1902 , durante un ‘ esibizione dei suoi cervi volanti .

Va ricordato che la storia cinese e giapponese contiene dovizie di strane storie sugli usi propri ed impropri di questi cervi volanti , tanto che tali inquietanti aquiloni furono studiati moltissimo dagli Europei , e nell ‘ 800 ci furono inventori come George Pocock e Lawrence Hargrave che godettero di ampia fama per i loro studi ed applicazioni su tali manufatti volanti , che furono tra l ‘ altro largamente impiegati per lo spionaggio a fini militari e perfino per alcune azioni belliche ( tra i militari che studiarono e collaudarono i cervi volanti vi fu anche un Capitano Baden Powell , fratello del famoso fondatore dei Boy-Scouts ) .

Ebbene , in Inghilterra vi era un ufficio apposito che studiava le possibili applicazioni di palloni , aquiloni ed altre macchine volanti , ed era il " British Army Balloon Factory " a Farnborough , inizialmente diretto dal Colonnello Templer , Soprintendente degli impianti predetti e Capo Disegnatore di applicazioni militari volanti . Nel 1907 la direzione dell ‘ Ufficio passò al Colonnello Capper , che decise di mettere in piedi il primo gruppo di Ingegneri Aeronautici Militari di Sua Maestà .

Tuttavia , quasi tutti i nostri ingegneri non avevano esperienza di volo , arte ancora ignota e pericolosissima , e così il buon Capper decise di aggregare a questi valenti professionisti anche un vero uomo di azione e di guerra , con una sua esperienza impagabile di volo .

E fu così che il Colonnello Samuel F. Cody divenne Capo Istruttore dell ‘ Ufficio della Real Fabbrica dei Palloni ( Ufficio che per la verità gestiva anche aquiloni ed ogni altro mezzo volante ) dal 1902 al 1909 .

Cody divenne famoso anche per un clamoroso attraversamento della Manica su un barchino trainato da un cervo volante , nel 1903 , e per aver sollevato un ufficiale dell ‘ aeronautica fino a 1.200 metri con i suoi aquiloni . Si tratta , probabilmente , di imprese mai più tentate , tali da costituire la massima evoluzione dello studio scientifico e militare degli aquiloni . Storicamente , in vari paesi del mondo , si ha notizia di aquiloni di 500 e perfino di 600 metri quadrati , nonché di aquiloni posti in treni o convogli in modo tale da moltiplicare la propria capacità di sollevare pesi .

Ma all ‘ inizio del ‘900 i dirigibili presero un momentaneo sopravvento su tutti i mezzi volanti .

Va ricordato che i palloni avevano già avuto impieghi militari di rilievo , sia durante la guerra franco-prussiana ( 1870 ) che nel corso della Guerra di Secessione Americana ( 1863 ) , e che altre nazioni erano molto più progredite dell ‘ Inghilterra in materia di volo .

Ad esempio , i primi esperimenti con i dirigibili Zeppelin ebbero luogo sin dal 2 luglio 1900 sul lago di Costanza , a Friedrichschafen ( cittadina dove , da allora , vennero fabbricati tutti i dirigibili Zeppelin ) , ed in quello stesso giorno uno Zeppelin fece un volo di diciotto minuti , mentre già nel 1909 nacque la DELAG , la prima compagnia di volo civile commerciale , la prima ad organizzare voli di linea in dirigibile .

E siccome Cody era un uomo geniale , ed i dirigibili esistevano già da un poco di tempo , lui e Capper si buttarono a corpo morto a sviluppare dirigibili militari .

E fu così che i Nulli Secundus videro la luce. A partire dal 10 settembre 1907 i voli di questi due dirigibili acquistarono una notorietà planetaria , e le immagini dei due mezzi volanti divennero onnipresenti , tanto che tutto il mondo venne invaso da milioni di cartoline taroccate raffiguranti voli che i due Nulli Secundus non avevano mai eseguito .

Il primo "Nulli Secundus " era un dirigibile semi-rigido , del diametro di circa otto metri e lunghezza di circa quaranta , rivestito di una pelle animale costosissima ( fabbricata da conciatori esperti con budello di bue ) e nota per le sue doti di impermeabilità , con una gondola ( cabina alla base dell ‘ aeromezzo , in cui trovavano posto passeggeri e merci ) di circa dieci metri . Tra l ' altro , il rivestimento in pelle è pienamente visibile dalle figurine Liebig dell ' epoca , disegnate da artisti assai scrupolosi .

Tale era la meccanica dei motori , che Cody era il solo ad avere la forza fisica necessaria a girare la grande manopola di accensione così velocemente da poter mettere in moto i meccanismi e le eliche .

Dunque la mattina del 10 settembre 1907 , di fronte ad una folla entusiasta sui prati di Farnborough , il Nulli Secundus I fece il suo primo volo ufficiale , che consistette nell ‘impigliarsi ingloriosamente nelle cime di ormeggio , e nell ‘ insistere in numerosi altri infruttuosi tentativi , fino a riuscire ad alzarsi in volo . Comunque , sin dall ‘ inizio l ‘ aeronave si alzò fino a più di 50 metri .

Poi finalmente il Nulli Secundus prese a volare , guidato dal suo piccolo equipaggio di tre audaci ( lo stesso Colonnello Cody , il comandante della base aerea Colonnello Capper ed il nuovo Capo Istruttore Capitano King ) .

Ma il volo sfrenato ed entusiasmante fu presto interrotto dall ‘ irrimediabile danno al motore a scoppio Antoinette , che cessò di funzionare e lasciò il dirigibile in balia dei venti . Il colonnello Cody diede di mano ad un megafono ed ordinò ai militari addetti di afferrare le cime di ormeggio che pendevano dal Nulli , e di portare quindi a mano ed al sicuro la prima aeronave dell ‘ aviazione britannica .

Nel pomeriggio venne fatto un altro tentativo , ma dopo pochi minuti il motore smise di nuovo di funzionare , e tuttavia la maggiore esperienza acquisita permise ai novelli aviatori di effettuare un atterraggio glorioso e senza danno .

Vennero poi effettuati altri voli , fino ad arrivare al giorno della gloria , il 5 ottobre 1907 , quando venne effettuato il famoso volo su Londra e la gondola venne dotata di una possente sirena , non solo per attirare l ‘ attenzione dei militari di stanza a Londra , ma probabilmente anche per maggior sicurezza dei Londinesi .

Questa volta a bordo c ‘erano soltanto Cody e Capper , e l ‘ aeronave riuscì a sorvolare Buckingham Palace , la Cattedrale di St. Paul ed il War Office ( una sorta di Stato Maggiore della Difesa ) , fino a quando non incominciò a verificarsi la più terribile circostanza negativa per i voli dei dirigibili : il tempo si guastò bruscamente ed il vento cominciò ad alzarsi minacciosamente , tanto da costringere Cody e Capper ad un atterraggio di emergenza , che venne effettuato in un luogo così emblematico da sembrare scelto apposta per la bisogna .

L ‘ attracco ebbe luogo al Crystal Palace di Londra .

Va infatti ricordato che già dal 1851 esisteva a Londra l ‘ immenso e futuristico Crystal Palace , dove proprio nel 1851 la Regina Vittoria inaugurò l ‘ Esposizione Universale Inglese . Si trattava di un padiglione di tali dimensioni da poter contenere treni e transatlantici interi , nonché un ‘ immensa e famosa fontana di cristallo . Tale gloria dell ‘ Inghilterra resistette fino al 1936 , quando venne bruciata da un incendio di proporzioni immani .

Ebbene , proprio sul Crystal Palace , che all ‘ epoca era il simbolo del successo planetario dell ‘ Inghilterra , ebbe luogo l ‘ atterraggio di fortuna del Nulli Secundus I , in circostanze di tale pericolo che il glorioso dirigibile venne seriamente danneggiato , e semplicemente cominciò a sgonfiarsi , tanto da non poter più volare .

L ‘ immagine del Nully Secundus sul Crystal Palace divenne emblematica di questi primi gloriosi albori dell ‘ aviazione .

Il Nully Secundus II , successore del primo , volò l ‘anno dopo , ma con minor fortuna , finchè il 14 agosto 1908 i tubi di carburante ed altre parti del motore cedettero , ed il glorioso volo fu interrotto dal gemito di un vascello volante ferito a morte , avvolto dalle fiamme e dal fumo , e fu così che i dirigibili Nulli Secundus non volarono più , lasciando la scena a dirigibili più evoluti ed entrando a pieno diritto nella regione dei sogni dimenticati .

DIRIGIBILI SERIE NULLI SECUNDUS

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EMORROIDI - NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011 (RIMEDI del PASSATO ) - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
Trattamento e cura delle emorroidi.
Le emorroidi sono una malattia che affligge moltissime persone. Ecco la giustificazione di
quest' articolo. Sono così tanti i pazienti che soffrono di questo deragliamento metabolico ! Se poi si considera il fatto che spesso si vergognano a parlarne, ecco che appare comprensibile il fatto che essi possano raggiungere non raramente anche la fase del prolasso delle emorroidi, che altro non costituisce se non la fase successiva alla costituzione delle emorroidi stesse. Vedremo in quest' articolo le appropriate cure mediche, nonché una corretta alimentazione.
di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti.
Il lettore che non soffra di emorroidi può anche saltare a piè pari quest' articolo, e fare a meno di leggerlo, ma ben diversamente si comporterà chi, purtroppo per lui, soffre da diversi anni di questa malattia. Perché probabilmente manderà una e-mail per ringraziarci dei giovamenti conseguiti. Ovviamente raccomandiamo per prima cosa al lettore di rivolgersi ad un proctologo (lo specialista che si occupa della cura delle malattie che colpiscono di frequente il retto e l' orifizio anale ), il quale constaterà il grado di progressione cui sono giunte le emorroidi, ed assegnerà delle cure mediche.
Le emorroidi, sono, specialmente al loro inizio, delle dilatazioni dei vasi sanguigni della zona rettale, soprattutto vasi venosi. Il risultato sarà , almeno inizialmente, una serie di fasci fibrosi, più o meno piccoli, procidenti verso l' esterno, in corrispondenza del tubo rettale, che tendono ad avvicinarsi, quale di più, e quale meno, all' orifizio anale.
Se il paziente non decide di farsi curare per tempo da un proctologo, potrà anche arrivare al prolasso delle emorroidi : questi fasci fibrosi che contengono nel loro interno dei gruppi venosi dilatati (plessi venosi), tenderanno addirittura a fuoriuscire dall' orifizio anale. Ecco che siamo di fronte ad un vero e proprio prolasso emorroidario. A questo punto consigliamo dell' ascorbato di potassio, che viene venduto nelle farmacie sotto forma di bustine o di compresse. Questo sale combatte la fermentazione, intendendo con questo termine la scissione degli zuccheri, i quali producono, scindendosi, anidride carbonica ed alcool. Nel caso che siano bustine, ne consigliamo una (una sola ) prima di pranzo. Nel caso che siano compresse, allora consigliamo una sola compressa prima di pranzo.
L' ascorbato di potassio è un sale che blocca la fermentazione, e quindi eliminerà la componente fermentativa di questo fascio emorroidario.
Poi c' è da stare attenti all' adeguata nutrizione. I pazienti che siano arrivati alla fase peggiore, il prolasso delle emorroidi, devono ridurre al minimo la carne ed il pesce. Infatti sia la carne che il pesce sono degli acidificanti. Come tali, essi peggiorano sia l' infiammazione delle emorroidi, sia il prolasso emorroidario.
Nel caso, in particolare, del prolasso delle emorroidi, alcuni studiosi (vedi : procaduceo.org/it_schede/emorroidi/0_emorroidi.htm ) consigliano degli impacchi locali di ricotta, ed i semicupi freddi . Gli impacchi locali di ricotta devono probabilmente i loro benefici al forte contenuto di latticello (il siero di latte, altrimenti chiamato latticello, è un liquido di colore giallognolo, e fuoriesce dalla ricotta. Da molti anni viene impiegato nel nostro Paese , ed in altri Paesi europei , per la nutrizione dei bambini prematuri. )
Per quanto invece concerne i semicupi (di cui l' esempio semplice può essere costituito dai normali bidèts ), siamo d' accordo con i semicupi freddi, ma nel caso di prolasso delle emorroidi, è meglio utilizzare prima acqua tiepida per ammorbidirle e poterle riposizionare all' interno del retto con una leggera pressione, e solo poi, effettuata questa operazione, far defluire nello scarico quell' acqua e riempire infine con acqua fredda per tonificare, disinfiammare, e provocare vasocostrizione. E' comunque ovvio che i pazienti i quali lavorino sempre davanti ad una scrivania dovrebbero sempre fare dai cinque ai dieci minuti di ginnastica al giorno, a corpo libero, soprattutto con esercizi che creino ampi movimenti del diaframma.
Consigliamo quindi, stando in piedi, di fare delle ampie inspirazioni e delle altrettanto ampie (e lente ) espirazioni, dilatando il nostro torace. Nel contempo muoveremo le nostre braccia prima in alto, portandole larghe davanti a noi, con il dorso che guarda verso la parete della nostra stanza, e poi abbassandole fin quasi al livello delle nostre cosce.
In tale maniera il diaframma si muoverà nel modo giusto. Se questo infatti non succede, ci sarà purtroppo un motivo in più affinchè si formino le emorroidi. Infine, per quanto riguarda le pomate anti-emorroidarie, dei modesti ma costanti giovamenti abbiamo riscontrato in diversi pazienti con famose e collaudate pomate a base di' estratto di fegato di pescecane, e con altre tradizionali pomate in cui l ‘ idrocortisone acetato era affiancato da benzocaina ed esculina .
La parola "modesti", riferita ai giovamenti, si riferisce al tempo di azione. Infatti è assurdo che alcuni pazienti si aspettino un miglioramento spettacolare ed ottenuto dopo soltanto una o due applicazioni.
Tuttavia , la pomata contenente idrocortisone acetato poteva , se usata troppo a lungo , assottigliare la mucosa rettale , così indicando quella zona del retto più superficiale e quindi più direttamente a contatto con il materiale fecale . Inoltre, questo non è un articolo a scopo pubblicitario, e non sottende ad insinuare che queste due pomate antiemorroidarie siano le uniche valide in commercio. Infatti non abbiamo espresso un giudizio chiamando le due pomate come le uniche e sole, ma considerando in modo obiettivo il fatto che esse non erano nocive , ed esaminando poi il loro effetto nel tempo. Inoltre sono prodotti vecchi e molto ben sperimentati.
24/03/2011 16:22
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UOMINI BLU - NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011 ( AVVENIMENTI del PASSATO ) - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
Gli uomini blu sono realmente esistiti .
Parlare di uomini blu non significa parlare di extraterrestri o di x-files , ma bensì si intende parlare di persone realmente esistite , e tutt ‘ora esistenti , colpite da una strana affezione che si chiama "argiria " ed è connessa all ‘ uso improprio di Sali di argento .
di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti
Recentemente , la casa editrice Mondadori ha ripubblicato un simpaticissimo romanzo giallo di Clayton Rawson , intitolato "Le impronte sul soffitto " ed incentrato sulle deduzioni di uno dei più famosi investigatori dei gialli degli anni ‘ trenta e quaranta , il Grande Merlini . Merlini , nel corso del racconto , ci fornisce una indimenticabile descrizione del fenomeno degli "uomini blu " : "gli uomini blu che conoscevo io -dice Merlini all ‘ Ispettore Gavigan - erano per lo più fenomeni da baraccone…..i medici prescrivevano nitrato d ‘ argento per l ‘ ulcera . Non so se i pazienti ne traessero giovamento o meno , ma la cosa strana è che cominciavano a diventare blu…..e restavano in quello stato permanentemente .
Pareva che non ci fosse nessuna cura . Alcuni di loro , per sbarcare il lunario , si ridussero a fare le attrazioni negli spettacoli circensi . Uno che conoscevo io - prosegue il grande Merlini - aveva perfino
l ‘ abitudine di prendere un po' di nitrato d ‘ argento prima di andare in scena , per aumentare il colore. Siccome non aveva alcuna speranza di riprendere il suo incarnato normale , era convinto che tanto valeva sfruttare il successo e farsi aumentare la paga " .
Nel prosieguo della trama del giallo , uno dei personaggi ( il dottor Gale ) completa il quadro , aggiungendo che "… lo stesso fenomeno si verificò all ‘ inizio del 19° secolo , e ancora una volta
intorno al 1850 , quando i sali d ‘ argento venivano prescritti per l ‘ epilessia e la tabe
( mielo -meningoradicolite dei cordoni posteriori del midollo spinale , gravissima manifestazione della sifilide terziaria ) . Ciò diede vita ad un ‘ intera generazione di uomini e donne blu " .
Ora la metemoglobinemia , condizione tipica degli uomini blu , è una condizione di malessere in cui l ‘ emoglobina trasporta nei tessuti poco ossigeno , a causa di una deficienza di enzimi , che può essere ereditaria o acquisita , come nel caso dell ‘ argiria brillantemente descritta dal grande Merlini .
Alla fine dell ‘ 800 anche altre malattie venivano curate con sali d ‘ argento , come l ‘ atassia locomotoria o tabe dorsale . Nella tabe dorsale si verificava una radicolite a carico dei cordoni posteriori del midollo spinale . Il risultato di tale reazione infiammatoria consisteva in una serie di movimenti scoordinati a carico degli arti superiori ed inferiori ed anche a carico del tronco . La sintomatologia consisteva invece quasi sempre in andatura atassica , ovvero camminare come sulla gommapiuma , pupille di Argyll-Robertson ( cioè pupille che , se investite da raggi luminosi , non si restringono in modo normale ) , dolore intenso e lancinante alla schiena ed alle gambe con recidive ricorrenti , ritenzione urinaria , impotenza e segno di Romberg .
Aprendo una breve parentesi sul test di Romberg ( descritto già agli inizi dell ‘ 800 ) , esso si esegue in maniera assai elementare . Va tuttavia rilevato che tutti , anche gli individui sani , quando chiudono gli occhi tendono ad oscillare . Nel test di Romberg , dunque , il paziente unisce i piedi e stende le mani lungo il corpo stando eretto , e poi chiude gli occhi : il segno è considerato positivo se , ad occhi chiusi , si riscontra una significativa perdita di equilibrio . Tale test , che consente di distinguere l ‘ atassia motoria da quella sensitiva , può tuttavia anche indicare una semplice deficienza di vitamina B12 . Chiusa parentesi .
Questa moda , dunque , che consisteva nel prescrivere sali d ‘ argento per l ‘ epilessia e per la tabe , diede vita ad un ‘ intera generazione di uomini e donne blu .
Il blu in questione consiste in una decolorazione tra il blu ed il grigio , dovuta alla tendenza dei sali d ‘ argento a depositarsi sulla pelle . L ‘ argento , naturalmente , diventa scuro quando viene esposto alla luce , ed è questa la ragione del suo impiego in fotografia . Inoltre , la pigmentazione della pelle appare prima nelle parti più esposte alla luce , particolarmente nelle mucose ( come quella orale ) e nella congiuntiva dell ‘ occhio .
I malati con tale pigmentazione parlavano sempre con la bocca semichiusa . Ciò era dovuto al fatto che la parte interna della bocca nonché la lingua erano blu . E di questo colore si presentavano perfino gli organi interni .
Il lettore si domanderà quanto e come possa essere velenoso il nitrato d ‘ argento assunto oralmente . Ebbene , la risposta è che si tratta di un veleno terribilmente corrosivo , ma solo se viene somministrato a dosi alte , dosi cioè che dovrebbero essere non inferiori ai trenta grani ( grani farmaceutici ) . Le quantità modiche non sono né tossiche ne particolarmente nocive alla salute generale dell ‘ organismo , tant ‘ è vero che il nitrato d ‘ argento fu usato come antisettico e cauterizzatore dal ginecologo ed ostetrico tedesco Carl Franz Credè nel 1881 e da altri autorevoli clinici dell ‘ epoca .
24/03/2011 16:08
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Un promettente integratore per regolare il peso : il Glucofit .

Il Glucofit non è soltanto un integratore che permette un migliore controllo del glucosio ematico.

Si tratta infatti di un integratore adatto per il controllo del nostro peso corporeo .

Oltre che i diabetici , che comunque faranno sempre ricorso ai loro medici , tale integratore può interessare anche tutti coloro che si trovano alquanto sovrappeso , anche senza diabete , e che tentano di tornare al loro peso corporeo normale .

di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti

Il lettore che abbia visto soltanto il titolo del nostro articolo , e che non sia malato di diabete , potrà pensare erroneamente che quest ‘articolo non rivesta per lui alcun interesse . Ma non è così .

Infatti , questo integratore non è soltanto adatto per regolare il metabolismo del glucosio in un modo migliore di quello che sarebbe stato il cammino del nostro organismo lasciato a sé stesso , ma la sua funzione secondaria ( e tuttavia molto importante ) è proprio quella di limitare gli aumenti di peso .

In trattati come il "Modern Nutrition in health and disease " , di Whol e Goodhart ( 2005 , editori : Lippincott , Williams e Wilkins ) si consiglia di limitare l ‘ introito quotidiano di zuccheri , soprattutto di zuccheri complessi , per ridurre il peso corporeo .

Molti individui di un discreto grado di cultura compiono infatti un errore comune : cercano di dimagrire togliendo quasi tutti i grassi dalla loro alimentazione. Questi soggetti però non sanno che la parte più importante in un dimagrimento graduale è costituita dalla riduzione degli zuccheri, e non, soprattutto a lunga scadenza, dalla riduzione dei grassi. Il corretto impiego del Glucofit riguarda dunque non soltanto i pazienti diabetici, ma anche e soprattutto i soggetti che intendano perdere peso in modo graduale e corretto.

Un' altro dettaglio ancora, piuttosto importante : eliminare all' inizio di una dieta dimagrante una buona parte dei grassi dalla nutrizione può essere importante, ma soltanto per cominciare il trattamento, e per dare al nostro organismo la cosiddetta "sterzatina" . Dopo però si impone la vecchia regola, condivisa anche dai nutrizionisti di lingua anglosassone, che per dimagrire bisogna mangiare anche i grassi. Il concetto, pur così semplice, non è tuttavia condiviso da molti pazienti, i quali, spesso per idee proprie, continuano a privarsi di tutti i grassi, anche di quelli buoni , come gli Ω-3 . In tale maniera affaticano il loro organismo, e continuano a depauperarlo, perché lo obbligano a fabbricare, con vie biochimiche anomale, i grassi dagli zuccheri e dalle proteine. E questo poiché c' era un forte deficit di grassi, stabilito da una dieta poco equilibrata.

Ogni capsula di Glucofit contiene 0 , 48 milligrammi di estratto standardizzato di Banaba. Prima di entrare nei dettagli di questa pianta medicinale, è opportuno un piccolo consiglio per la posologia di quest' integratore : abbiamo sperimentato su noi stessi questo composto, prendendone una sola capsula prima di pranzo. Ne abbiamo ottenuto un discreto effetto.

E' vero che abbiamo effettuato anche una dieta equilibrata, completa cioè sia di grassi che di proteine che di zuccheri semplici, come il fruttosio. Ma è anche vero che tutte le volte che interrompevamo il Glucofit, questo beneficio consistente in un lieve e costante calo ponderale non era riscontrabile il giorno dopo alla bilancia, facendo cioè solo la dieta equilibrata. Questo non è un articolo pubblicitario, e per questo motivo ci siamo limitati alla strettissima obiettività . Esattamente come abbiamo fatto in precedenza, parlando di altri integratori (aminoguanidina HCL, etc. etc. )

Tornando ora al contenuto di ogni singola capsula di Glucofit, esso ammonta a 0 , 48 milligrammi di estratto standardizzato di questa pianta medicinale che è la Banaba . L' estratto si ottiene dalle foglie della pianta.

Il nome scientifico è : Lagerstroemia speciosa L. , ed è importante sottolineare il fatto che larga parte della medicina tradizionale asiatica ne consigliasse l' impiego (da diversi anni)

nell' iperglicemia, e nelle varie condizioni di sovrappeso. Tradizionalmente veniva infatti preparato un tè dalle foglie di Banaba, da consumare regolarmente con questi due obiettivi. Rimasta quasi del tutto sconosciuta alla pratica fitoterapica occidentale fino a pochi anni fa, la Banaba è arrivata alla nostra attenzione in seguito alla pubblicazione di alcune ricerche cliniche che dimostrano gli effetti ipoglicemizzanti sull' uomo (vedasi a questo proposito alcuni utili dettagli su farmaplanet.it , mettendo come chiavi di ricerca : Lagerstroemia speciosa. )

La Banaba è un albero semi-deciduo originario dell' Estremo Oriente. Esso cresce spontaneo in India, nel sud-est asiatico, in Malesia e nelle Filippine. Predilige i terreni pianeggianti, specie in vicinanza dei corsi d' acqua. Il suo fusto ha un colorito che varia da grigio a marrone chiaro. A causa del particolare andamento dei rami lungo il tronco, la pianta assume una forma quasi sferica. Il principio attivo, ottenuto dalle foglie, e presente nell' estratto standardizzato, è l' acido corosolico. Questa molecola stimola il trasporto del glucosio all' interno delle cellule : agisce cioè facilitando l' ingresso del glucosio entro le membrane cellulari. Tale ingresso, che si avvale di proteine-iceberghs che attraversano la membrana a tutto-spessore, riguarda un vero e proprio insieme di canali ionici : sono i canali della pompa del glucosio. Essi hanno la funzione di pompare il glucosio all' interno della membrana cellulare, esattamente come fa un pozzo per l' acqua costruito dall' uomo, che butta però l' acqua verso l' esterno. Per questo meccanismo all' acido corosolico è stato attribuito il nome di "fitoinsulina". E' doveroso specificare che finora è stato sperimentato, con esito positivo, solo per i soggetti diabetici di tipo II (non insulino-dipendenti ) . E naturalmente nei soggetti sovrappeso. L' acido corosolico, contenuto nelle foglie della Banaba, dalla forma allungata e dal bel colore brillante, è un composto triterpenoide, il che vuol dire, in modo semplice, che è composto da tre terpeni. Questi ultimi sono molecole odorose, dalla caratteristica fragranza, e caratterizzate da un minimo comun denominatore : sono assai facilmente volatili.

Consigliamo inoltre ai lettori di quest' articolo di non assumere il Glucofit senza il consiglio del loro diabetologo il quale , rivestendo questa specializzazione, ha dedicato ad essa la sua vita, e saprà senz' altro consigliarli per l' opportunità (o meno ) di quest' integratore. Nel caso che l' integratore sia adatto, il diabetologo saprà dare la migliore posologia rapportata a ciascun singolo paziente.

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UOMO TRASPARENTE - NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011 ( PENSIERI del PASSATO ) - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
La singolare storia del conte Orloff.
La nascita del conte Orloff in Ungheria risale al 1864. Che cosa rende la sua storia tanto
singolare ? La luce poteva attraversarlo. Se si poneva una torcia davanti al suo corpo, vi si poteva leggere un giornale posto dietro il torace del conte. Però fino a 14 anni di età era stato completamente normale. Dai 14 ai 40 anni (l' età della sua dipartita) si presentò questo fenomeno così straordinario. Sarebbe molto limitativo ricondurre questo deragliamento metabolico a leggi spiegabili. E' onesto dire : "Non esiste per la storia del conte Orloff una spiegazione riconducibile ad alcuna legge scientifica a noi nota. "
di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti
Le poche notizie sicuramente storiche sul conte Orloff si trovano sul sito : absurdityisnothing.net . Di queste poche notizie troviamo giusto mettere a fuoco soprattutto i due aspetti più singolari che caratterizzano questa incredibile storia : la trasparenza del conte Orloff, e l' ancora più incredibile elasticità delle sue ossa. Tutto questo però nello spirito di obiettività che ci ha sempre caratterizzato.
Si tratta della storia di un povero disgraziato che ebbe, all' età di 14 anni uno spaventoso deragliamento metabolico, quando meno se l' aspettava. E se ritiriamo fuori il conte Orloff dalla regione dei sogni dimenticati, lo facciamoperché si tratta di un fenomeno strano , inquietante , quasi impossibile ed assai improbabile , un fenomeno che una volta o l ‘ altra potrebbe anche ripetersi , e che forse avrebbe meritato maggior attenzione da parte della scienza .
Il lettore che eventualmente ci segua fino in fondo ne riceverà un senso di pietà per quel povero infelice, il quale visse quasi sempre, dai 14 ai 40 anni, con atroci dolori, tanto da dover fare uso di oppiacei , insieme alla consapevolezza che un giorno , in un remoto futuro ed in un luogo imprecisato potrebbe esserci di nuovo un altro uomo trasparente .
Ivannow Wladislaus von Dziarski-Orloff, come abbiamo già detto, nasce in Ungheria nel 1864. Fino a 14 anni il suo organismo è perfettamente normale, ma poi interviene una malattia a quel tempo (ed anche oggi : siamo agli inizi del 2011 ) del tutto sconosciuta. Le sue ossa cambiano la loro normale densità . Orloff diviene incapace di camminare. Le sue gambe e le sue braccia diventano come quelle di un manichino di stoppa : assumono le più svariate posizioni, anche del tutto innaturali, senza però rompersi. Per assumere tutte queste inverosimili posizioni, è chiaro che le sue ossa non solo hanno perduto la loro normale densità , ma è evidente che sono divenute anche insolitamente elastiche. Le ossa dunque non si spezzano, nemmeno piegandole in modo assurdo e fuori da tutte le posizioni fisiologiche. Però non rendono possibile al conte Orloff camminare. E magari tutto si fermasse lì !
I dolori articolari ed ossei che lo assalgono sempre, lo obbligano a fumare quasi sempre la sua pipa, caricata quasi sempre con degli oppiacei. E' proprio questo l' atteggiamento del conte Orloff che diventa più consueto osservare : questo povero malato che cerca rifugio nella sua pipa. La sua cute era divenuta sottile come la carta, e la sua muscolatura era così atrofizzata che con
l' aiuto di una semplice lampada luminosa, era possibile osservare il sangue scorrere nelle sue vene.
Inoltre, e questa è la parte della sua storia che si presenta più straordinaria, inviando una potente luce attraverso il suo corpo, era possibile coglierne il bagliore dalla parte opposta. Orloff divenne subito un fenomeno da baraccone : infatti era possibile leggere (abbastanza facilmente ) un giornale
posto dietro la sua schiena. Quindi che cosa possiamo dedurre da queste sue numerose apparizioni in circo ? Che anche la densità della sua cute era cambiata. E questo lo si poteva rilevare anche facendo sedere il conte Orloff su una comoda poltrona, per esempio di tinta marrone. Soprattutto a livello della zona dietro il torace e dietro l' addome, sembrava di poter vedere il fondo della poltrona. Per rendere più spettacolare il numero che eseguiva negli spettacoli circensi, Orloff indossava una giacca assai corta e ristretta, di colore marrone chiaro. Sedeva , nel suo numero, su una poltrona di colore (anch' essa ) marrone chiaro. E l' illusione, che esasperava (si badi bene) la sua naturale trasparenza, era che egli quasi sparisse nella sua poltrona, perché nonostante egli vi fosse seduto, sembrava di poterne vedere il fondo attraverso il suo corpo.
Il conte Orloff girò i circhi di quasi tutto il mondo. Era un numero che richiamava il pubblico anche da lontanissimo. Divenne assai famoso, ed anche ricco, perché i fenomeni da baraccone erano pagati molto bene. Morì nel 1904, all' età di 40 anni. Desideriamo sottolineare che attualmente esiste un' esame strumentale che prende il nome di mineralometria ossea. E' quello che è stato chiamato : MOC. Viene impiegata per determinare i vari gradi di osteoporosi, soprattutto in donne anziane che abbiano oltrepassato l' età del climaterio femminile (più popolarmente chiamato come menopausa ). Ma anche se fosse stata impiegata con il conte Orloff, la MOC non ci avrebbe spiegato nulla, se non (e soltanto quello) il graduale peggioramento dell' osteoporosi stessa. E certo non ci avrebbe spiegato nemmeno la sua brusca insorgenza, avvenuta all' età di 14 anni. E di sicuro non ci avrebbe aiutato a comprendere come mai anche la sua densità cutanea era così ridotta da fargli meritare l' appellativo dell' uomo trasparente.
24/03/2011 16:17
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POMODORI con il RISO - NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011 ( SOGNI GASTRONOMICI ) - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
Pomodori con il riso. Cosmopolitismo alimentare.
_____Un piatto laborioso ma non troppo. Un matrimonio ideale tra le sostanze benefiche dei pomodori e le virtù del riso, che per i popoli antichi era addirittura un medicamento.Una ricetta tradizionale, magari non elegante, ma genuina e gustosa.Forse una combinazione alimentare opinabile per i seguaci di Herbert Shelton, ma sicuramente una gioia per il palato.
di Laura Bordi
Un vero evergreen, una buona ricetta estremamente utile e versatile è senz'altro quella dei pomodori con il riso, che rappresentano secondo me un vero inno alla libertà dei movimenti delle persone e delle idee . Questa preparazione, infatti, è un altro esempio di cosmopolitismo "gastronomico in quanto può giovarsi sia degli oligoelementi del riso sia delle sostanze nutritive e curative dei pomodori., che come è noto provengono da continenti e contesti culturali totalmente diversi ed estranei tra loro.
Il riso proviene, come sappiamo , è una graminacea che proviene dalla Cina e che costituisce ancora oggi la base dell'alimentazione dei più importanti paesi asiatici. Si dice che sia stato portato in Europa da Alessandro Magno, era molto apprezzato dai Romani che giustamente lo consideravano un presidio medico pur essendo ignari del contenuto vitaminico (vitamine B1, B2 e PP) e proteico (per un etto di riso, che per incidens ha un valore calorico di circa 360 calorie, abbiamo 7 grammi di calorie).
I pomodori, d'altra parte, sono la bacca di una solanacea (ricordiamo che anche patate e melanzane sono solanacee) originaria dell'America Latina, forse dal Perù, giunta in Italia alla fine del ‘500, ed assai coltivata inizialmente in quel di Parma dove venivano preparati i pomodori essiccati.
Tra il 1865 ed il 1895 il Prof.Rognoni si sarebbe reso promotore della diffusione di procedure di coltivazione razionale del pomodoro, e nel 1875 i torinesi (Francesco CIRIO) crearono la prima vera industria conserviera del Meridione.
A Parma e Piacenza si specializzarono nel "concentrato" di pomodoro, mentre a Torino ci si orientò sui "pelati".soprattutto dalla varietà "San Marzano".
Molti considerano il pomodoro alla stregua di un elisir di giovinezza ricco di carotenoidi e vitamine.
Asia ed America sono quindi presenti nella nostra ricetta.
Nelle rosticcerie di una volta , si trovavano assai di frequente i pomodori col riso accompagnati ed infornati insieme alle patate, e molti ritengono le patate una conditio sine qua non, ma io personalmente preferisco (pur amando le patate) tralasciarle anche per non gravare la nostra pietanza di un ulteriore spesa di tempo.
Mettiamoci quindi all'opera.
Ecco la sinossi di quanto faremo:taglieremo i pomodori, li svuoteremo, mescoleremo la loro polpa con erbe ed olio e riso ed useremo il composto così ottenuto per riempire di nuovo i pomodori e metterli in teglia dentro il forno.
Prendiamo quindi due pomodori a persona, rotondi e belli grandi, abbastanza maturi ma piuttosto sodi, anche per facilitare le operazioni di taglio e vuotatura.
Li laveremo bene e toglieremo gambi e/o piccioli.
A circa due terzi di altezza ( a partire dal basso) taglieremo per orizzontale una sezione di ciascun pomodoro, una cupola o calotta che dir si voglia, che possa fungere da coperchio e che ci possa consentire di richiudere i pomodori dopo averli svuotati dalla polpa e riempiti con il nostro preparato culinario.
Avendo tolto e messo da parte le nostre cupole, vuoteremo l'interno dei pomodori e toglieremo polpa e succo, e verseremo tutto in una ciotola e sminuzzeremo grossolanamente la polpa.
Nella ciotola, aggiungeremo quindi olio (circa un cucchiaio scarso per ogni pomodoro), aglio e basilico e prezzemolo q.b.(quanto basta).Quindi mescoleremo fino ad ottenere una poltiglia piutto-sto omogenea.
A questo punto divideremo la nostra poltiglia così ottenuta in due ciotole.
Avendo due ciotole di poltiglia, sceglieremo ad occhio quella che, insieme con il riso, ci consentirà di riempire i pomodori, ed aggiungeremo il nostro riso.
Quindi, nella nostra ciotola prescelta, aggiungeremo alla poltiglia anche un cucchiaio colmo di riso per ogni pomodoro(se in origine avevamo quattro pomodori, nella ciotola verseremo quattro cucchiai di riso) e provvederemo quindi a mescolare fino ad ottenere un composto che non dovrà essere né troppo liquido né troppo solido.
Se infatti esso sarà troppo liquido, avremo difficoltà nel riempire i pomodori, e se sarà troppo solido il riso dentro i pomodori non cuocerà bene.
Con il nostro composto di riso e polpa riempiremo tutti i pomodori che avevamo svuotato, e li richiuderemo ciascuno con la calotta che all'inizio avevamo tagliato da ciascun pomodoro.
Questa operazione di riempimento conviene eseguirla già dentro la teglia che useremo per cuocere i pomodori al forno.
Eseguiremo pertanto il riempimento dei pomodori, e ci ricorderemo poi della seconda ciotola di poltiglia che avevamo lasciato da parte, e che impiegheremo in questo modo.
Verseremo infatti la nostra poltiglia intorno a ciascun pomodoro riempito, ed aggiungeremo ancora un goccio d'olio q.b. sulla teglia.
Attenzione:questa operazione è fondamentale, perché questa poltiglia aggiunta intorno a ciascun pomodoro permetterà ai nostri pomodori di cuocere non solo con il succo ed il composto al loro interno, ma anche con il succo all'esterno.
Metteremo quindi in forno per un'oretta, a fuoco basso per una cottura lenta, calma, lunga.
Per il compimento della nostra cottura, ci regoleremo con la cottura del riso:quando il riso sarà cotto, i nostri pomodori con il riso saranno pronti.
Dato l'elevato pericolo delle operazioni di assaggio, consiglio di regolarsi a vista.
Quando i pomodori appariranno dorati e lievemente abbrustoliti e con il riso ben cotto, spegneremo il fuoco e li tireremo fuori(con calma e con ogni precauzione che ci permetta di evitare gravi ustioni, ricordandoci che i pomodori così preparati sono peggio della lava fusa).
La nostra audacia , posto che l ‘ audacia vince non sempre ma spesso, verrà così premiata.
24/03/2011 16:05
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Valore nutrizionale dei pomodori con il riso.

E' utile, oltre ad una bella ricetta per l'adeguata preparazione dei pomodori con il riso, anche avere un'idea del contenuto di questo gustoso piatto. Senza la ricetta non potremmo prepararli in modo giusto ed armonico : c' è un'armonia anche nel modo di cucinare le pietanze. E senza i valori nutrizionali non sapremmo nemmeno cosa stiamo introducendo nel nostro organismo.

di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti

Indubbiamente un piatto di pomodori col riso e' una pietanza meravigliosa. E'un modo magnifico di valorizzare sia gli uni che l'altro.L'aspetto di questo piatto tipico è estremamente invitante.

E' vero che una persona normale può gustare un piatto tipico senza sapere nulla delle Vitamine, dei Minerali, degli Oligoelementi che il piatto contiene, ma di certo sapendo queste cose lo puo' apprezzare anche di piu'.

Vediamo dunque cosa contiene questa semplice eppur raffinata bontà . Il pomodoro è ricco di sostanze vitaminiche ed antiossidanti. Il riso è utilissimo per le Vitamine ed i Minerali che contiene, ma anche per la bellezza e per la perfetta efficienza della nostra pelle. Quindi e' indispensabile nella cosmesi dermatologica.

Mantenere per lunghissimo tempo la nostra pelle giovane è come in un certo senso dare al nostro corpo la piacevole sensazione di non invecchiare, sfidando tutti i limiti del tempo, e distruggendo tutti i limiti che il tempo prova ad imporci. Se la nostra pelle è giovane, è come se tutto il corpo si sentisse giovane . Ma poiché ci troviamo in un argomento particolarmente interessante, cioè come ringiovanire la pelle, senza por tempo in mezzo, entriamo subito nel vivo di questo microcosmo. Entriamoci con la massima naturalezza, cominciando proprio con il pomodoro.

Innanzitutto il pomodoro contiene il licopene .

Si tratta di un carotenoide, responsabile della colorazione rossa del pomodoro . Quasi tutti i carotenoidi sono dei potenti antiossidanti . Difendono cioè dai radicali liberi , che sono i prodotti derivanti dal metabolismo dell'ossigeno .

Ovviamente i radicali liberi possono essere dannosi per il nostro organismo, se ce ne sono troppi, ma sarebbe ingiusto alimentare eccessive paure nei confronti dei radicali liberi, poiché senza i radicali liberi noi non vivremmo mezz'ora . Infatti l'ossigeno deve essere bruciato per produrre l'energia occorrente al nostro organismo, ed i radicali liberi altro non sono che metaboliti (prodotti chimici intermedi derivanti da reazione chimica) dell'ossigeno .Quindi, se i radicali liberi fossero ipoteticamente ridotti a zero noi probabilmente non saremmo più in vita .

Tornando al licopene, esso non può trasformarsi come altri carotenoidi in una vitamina .

Il betacarotene, ad esempio, può trasformarsi in vitamina A, ma il licopene non lo può fare .

Purtuttavia, anche se non trasformabile in una vitamina , esso svolge ugualmente il suo ruolo nei confronti dei radicali liberi . Però è da precisare che la sua azione è da considerarsi completamente autonoma, e non dovuta ad una qualche trasformazione in altre sostanze antiossidanti. Il licopene è lipofilo, cioè viene attratto dai grassi, ed ha per essi una vera e propria affinità chimica.

Dove si concentra ? Nel plasma. Il plasma è la parte liquida del sangue, mentre i globuli rossi ed i globuli bianchi del sangue sono la parte fatta di corpuscoli (per l'appunto, i globuli). Se chiedete a cento persone cosa è il plasma, cinquanta fingono di saperlo, venti chiedono onestamente cosa è il plasma, e trenta forse lo sanno, a modo loro, ma non sanno se includervi ad esempio le piastrine.

Le piastrine comunque non ne fanno parte, perché il plasma è la parte liquida del sangue, senza i corpuscoli, e quindi senza le piastrine (piccoli corpuscoli, ma corpuscoli, che coagulano il

sangue ) .

Nel plasma c'è un piccolo esercito di proteine che trasportano i grassi. Ognuna di queste proteine trasporta grassi, e perciò si chiamano lipoproteine. Ognuna di esse ha delle sigle, a seconda delle loro dimensioni, e del "peso" della loro molecola . Alcune di queste sigle sono : LDL, oppure VLDL. Ma ne parleremo in un prossimo articolo che sarà dedicato proprio alle lipoproteine.

Per ora ci basti sapere che tutte queste sigle significano le dimensioni ed il peso, però c'è un denominatore comune. Infatti tutte queste proteine trasportano i grassi. Il licopene e' amico dei grassi (è lipofilo), e si concentra proprio in questa frazione di proteine.

Ma perché i pomodori con il riso sono un grande piatto ? Perché il licopene non è molto "disponibile" nei pomodori crudi . La sua biodisponibilità è assai aumentata a seguito della cottura. Pensare che mangiare pomodori crudi per avere la nostra quota di licopene sia giusto, significa sapere pochino della sua biodisponibilità .

Ma la cottura incrementa notevolmente la quota di licopene che possiamo avere per il nostro organismo.E poiché il licopene è liposolubile, cioè si scioglie nei grassi, il suo assorbimento aumenta ulteriormente quando e' assunto con olio e grassi. Il nostro piatto di pomodori con il riso e' giustamente e sobriamente annaffiato di ottimo olio di oliva di Spoleto, o di altri buoni oli DOCG (dall' origine controllata e garantita), ed il gioco è fatto .

Il licopene viene studiato anche un anticancerogeno. Non tutte le correnti di pensiero scientifico concordano su quest'argomento. Ma nessuno, nel 2011 , si sognerebbe mai piu' di negare le sue spiccatissime proprietà antiossidanti. E le proprietà antiossidanti aiutano a prevenire il cancro.

E due parole le voglio dire proprio sui grassi : in questa era in cui tutti cercano "col microscopio" i grassi nelle carni per farli togliere dal loro macellaio di fiducia quando entrano di persona per ordinargliele. Quante volte ho visto questa scena ! "Mi tolga i grassi da questa fettina ! " Mi tolga i grassi da questo filetto !"

Però non sanno che alcune Vitamine sono liposolubili , cioè si sciolgono nei grassi , e lì si accumulano . E finalmente sono disponibili per noi. E' questo il caso delle Vitamine A, D, e delle Vitamine E e K. La Vitamina A e la Vitamina E, essendo antiossidanti, sono anticancerogene. Assumere i nostri pomodori con il riso con olio e grassi vuol dire tutto questo.

Il licopene si accumula non solo nel plasma, ma anche, in piccole dosi, nelle ghiandole surrenali, nel fegato, nei testicoli e nella prostata, e preserva questi nostri organi da tumori ed infiammazioni.

Come dice acutamente il dottor Albanesi, che si e' occupato a lungo della biodisponibilità del licopene, esso è contenuto anche nei pompelmi rosa, nelle arance rosse, e nell'anguria. Ma precisa anche, e sono d'accordo con lui, che il licopene contenuto nell'anguria è veramente poco biodisponibile . Infatti l'anguria non viene mai consumata scaldandola. Di solito e' assunta a scopo dissetante, e quindi senza olio e senza grassi. Per vivere bene e in salute, dobbiamo mangiare anche i grassi . E ne dobbiamo mangiare una quantità giusta.

E veniamo ai valori nutrizionali e cosmetici del riso. Il riso, re dei cereali, è la cariosside (un frutto-seme) di una pianta erbacea che prende il nome di Oryza Sativa. E' una pianta erbacea annuale, e appartiene alla famiglia delle graminacee. Il riso contiene amido, proteine, Vitamine (PP, altrimenti chiamata anche Niacina, o anche Vitamina B3, e poi anche Vitamina B1, e Vitamina B2 ) e Sali minerali.

La Vitamina B2 viene anche chiamata Riboflavina. La Vitamina B1 viene chiamata anche Tiamina. Il riso è l'alimento ideale per una dieta equilibrata, perché è facilmente digeribile, in una o due ore. E poi perché è ben ricco di Sali minerali (ferro, fosforo e calcio). Questi Sali minerali e le Vitamine che il riso contiene sono utili per giovani ed anziani. Il riso integrale è ricco di fibra, che è indispensabile per una dieta equilibrata, perché aiuta e rende piu' agevole il transito degli alimenti lungo il percorso del tubo intestinale, permettendo quindi una buona digestione.

Ha un alto valore proteico, e contiene lisina, che è un amminoacido che aumenta il valore nutritivo delle proteine.

Sconsiglio il riso brillato, e consiglio il riso "Parboiled". La brillatura si ottiene con la lucidatura finale del riso. L'aspetto esterno diventa perfetto e brillante, e acquista splendore. Ma è un ben misero splendore, perché significa la perdita digran parte delle Vitamine, soprattutto la B1, che protegge il Sistema Nervoso e la conduzione nervosa tra le varie cellule del nervo : i neuroni.

Consiglio il riso "Parboiled". Ma perché ?

E' semplice. Nel riso "Parboiled" il risone, cioè il riso come era all' inizio, viene messo a bagno per qualche giorno, e poi viene trattato con il vapore. In questo modo le Vitamine ed i Sali minerali del chicco di riso filtrano dagli strati esterni a quelli piu' interni del chicco stesso.

E concludiamo con le notevoli virtu' del riso nella cosmesi dermatologica. Sono secoli che il latte di loppa ( λοπόσ vuol dire :buccia, corteccia ) di riso viene impiegato nella cosmesi. E da secoli si è visto che il latte di loppa di riso contribuisce in modo notevole al ringiovanimento della pelle umana.

Due sembrano essere le sostanze maggiormente implicate nel processo di ringiovanimento

cutaneo : l'aleurone ed i Sali di calcio contenuti nel chicco di riso.

L' aleurone è una sostanza contenuta negli strati piu' esterni, periferici, del chicco. Ed aiuta, in formulazioni che possono essere di duemila tipi, ma tutte complesse eppur semplici, a raggiungere in qualunque preparato a base di riso la stessa composizione del mantello idrolipidico della

pelle .

Questo mantello che ricopre la pelle umana (preferiamo il termine di pelle, a quello, forse piu' scientifico di "cute") è composto da lipidi e fattori idratanti, fra cui l'NMF (il famosissimo fattore idratante cutaneo, cui dedicheremo un articolo a parte). L' aleurone, ed altre sostanze consimili contenute nella buccia del riso, aiutano a creare, per la loro affinità chimica con il mantello idrolipidico cutaneo, tutta una serie di composti (latte, crema, etc.etc.) che poi risultano identici a questo mantello, fatto di acqua e lipidi, e fattori idratanti. Ma senza difficoltà : proprio per l'affinità chimica del riso con il mantello cutaneo.

Ma soprattutto il ringiovanimento della pelle operato dal riso è imputabile (parlo come un principe del foro) alla proteinchinasi, che è un enzima contenuto nella pelle umana. E' la proteinchinasi che assicura una perfetta differenziazione degli strati della pelle, da quelli piu' profondi a quelli piu' superficiali. Ma per poter funzionare la proteinchinasi ha bisogno di Sali di calcio. Ed il chicco di riso ne e' ricchissimo. Tanto basti per ora. Ma parleremo ancora del ringiovanimento della pelle. Per ora ci basti sapere quanto era ricco quel buonissimo piatto di pomodori con il riso.

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AIR DOLOMITI - NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011 ( INVENZIONI del PASSATO ) - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
Air Dolomiti , turboventole e turboeliche .
Alla fine del ventesimo secolo , gli aerei ad elica hanno conosciuto un nuovo periodo di gloria , complice la crisi energetica ed i bassi consumi permessi dai motori a turboelica . Ma poi è successo qualcosa , e gli aerei ad elica hanno cominciato di nuovo a fare marcia indietro : sono arrivati i motori a turbo ventola , che hanno soppiantato i superati motori a turbogetto di cui erano dotati gli aerei a reazione fin qui prodotti . La flotta Air Dolomiti è emblematica di questi rapidi cambiamenti epocali .
di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti
Quando pensiamo ad Air Dolomiti pensiamo ad un periodo ormai passato ma ancora vicino , e precisamente a quel periodo che per l ‘ aviazione civile italiana fu pieno , nel bene e nel male , di novità ed innovazioni , e che generalmente conosciamo come "liberalizzazione dei cieli " .
In quel periodo nacquero tante piccole gloriose e nuove compagnie aeree , di dimensione regionale o interregionale e con delle proprie precise nicchie di clientela . Per quanto riguarda
l ‘ AIR Dolomiti , una ben condotta campagna pubblicitaria ed un efficiente ufficio stampa seppero suggerire all ‘immaginario collettivo l ‘ immagine di un piccolo nembo di aerei audaci ed indomiti in volo tra le alpi , con piloti qualificatissimi ed un personale di volo di prim ‘ ordine , sempre rivolto alla cura dei clienti , sempre cortese e disponibile .
Ed in effetti alcuni significativi dettagli hanno in seguito corroborato tale primitiva impressione , anche se siamo ancora ben lontani dalla qualità di volo che potevano avere i passeggeri degli anni Trenta ( del Novecento ) , quando Ronald Colman nel film " Orizzonte Perduto " saliva a bordo del suo aereo e si sedeva su un ‘ ampia e comoda poltrona , posava il bagaglio in un alloggiamento tipo treno ed aveva a lato un oblò grande come una finestra di albergo .
Comunque i dettagli che seguono ci autorizzano ad aver fiducia nel futuro dei viaggi aerei .
Ad esempio l ‘ addestramento del personale di volo , con una grande attenzione rivolta alla sicurezza ed all ‘ efficienza , e quindi con grandi sforzi organizzativi rivolti a creare una propria struttura di manutenzione ed un centro di addestramento di altissima qualità per il personale navigante .
Importante anche il maggiore spazio per i passeggeri : nella business class ogni passeggero può beneficiare di un sedile vuoto accanto al proprio , e la privacy e la qualità del servizio sono addirittura leggendari .
Inoltre la speciale configurazione dello spazio interno dei velivoli è tale da assicurare il massimo confort ai passeggeri , con utilizzo di materiali fonoassorbenti e sedili ergonomici in pelle .
E comunque anche i passeggeri delle classi più economiche sono serviti e riveriti , anche con strutture come " Settimocielo by Air Dolomiti " , il marchio che firma l ‘ accoglienza di bordo o come "Air Dolomiti Spazio Italia " , che permette ai clienti ed ai simpatizzanti della compagnia aerea di procurarsi sul web gli stessi accessori , gadgets e prodotti gastronomici che hanno contribuito a rendere piacevole il soggiorno a bordo .
Ma soprattutto , in ordine alla qualità del servizio , la compagnia aerea ha posto le sue basi sin dall ‘ inizio , nel 1991 , in aeroscali come Ronchi dei Legionari e Verona , aeroporti non congestionati come alcuni scali di maggiori dimensioni , e dotati di maggior vivibilità .
Ci ripromettiamo di chiedere all ‘ Ufficio Stampa di Air Dolomiti notizie sugli impianti di aria condizionata , che costituiscono un problema dell ‘ aviazione civile mondiale .
Per quanto riguarda la storia dell ‘aviazione , la Air Dolomiti ha attratto l ‘ attenzione di "Sogni Dimenticati " per la rappresentatività storica della sua flotta di volo .
Va rilevato subito che sin dall ‘ inizio la Air Dolomiti si è orientata verso aerei di linea regionale ad alte prestazioni e ridotti consumi energetici .
E qui apriamo una parentesi sugli aerei di linea regionale od interregionale , sottolineando che in genere si tratta di aerei solitamente a due motori con cui si persegue un alto standard sia di sicurezza che di economicità , con capienza tra i trenta ed i novanta posti e non più di cinque posti per ogni fila di sedili su un singolo corridoio . Generalmente si tratta di aerei a turboelica o , come vedremo , a turbo ventola , tanto che ormai le grandi case di produzione elaborano spesso i nuovi modelli di aerei con entrambe le configurazioni .
La Air Dolomiti , ai suoi gloriosi inizi , usava un De Havilland Dash 8-300 , orientandosi poi verso gli ATR 42-320 , e più di recente verso gli ATR 42-500 , dotati di due eliche sincronizzate e silenziose a sei pale a scimitarra , ed poi verso gli ATR72-500 , che sono ancora più silenziosi e possono portare fino a 72 passeggeri e sono considerati tra i migliori aerei a turboelica per il loro rapporto qualità -prestazioni . Inoltre , nel 1991 veniva introdotto il Bombardier CRJ100 , mentre nel 1995 arrivava il Bombardier CRJ200 .
Sicuramente , aprendo altra parentesi , i nostri lettori sapranno che i De Havilland della serie Dash 8 sono stati ottimi bimotori a turboelica , prodotti sin dal 1983 dalla Boeing e caratterizzati dall ‘ ampia deriva posteriore a T , abilitati a portare fino 40 passeggeri . La De Havilland Canada confluì in seguito nella Bombardier , che è una azienda molto attiva sia in aeronautica che nei trasporti ed è anche una delle più grandi quattro produttrici di velivoli civili del mondo , insieme a Boeing , Airbus ed Embraer .
La Bombardier , tra i produttori aerei , è anche la prima per gli aerei regionali e la terza per forza lavoro , e produce anche spazzaneve , trivelle , metropolitane intere , ferrovie , impianti rotabili e soprattutto produce i famosissimi Canadair , che per noi europei sono il sinonimo degli aerei impiegati per lo spegnimento degli incendi . A sua volta la Canadair , prima della nazionalizzazione nel 1976 , faceva parte di un raggruppamento di grandi aziende , tra cui la gloriosa Convair ( prossimamente faremo un articolo sul Convair XF2Y Sea Dart , l ‘ unico idrovolante che sia mai riuscito a superare la barriera del suono ) , ed è attiva anche in campo militare ( Canadair Sabre ) e nel campo dei convertiplani o VSTOL , ed i Canadair antincendio che noi conosciamo sono anche un esempio da manuale di idroplani sia a scafo che anfibi ( ossia in grado di operare sia in acqua che in terra ) .
Gli aerei ATR , come è noto , sono aerei a turboelica nati per il trasporto regionale e quindi figli della perenne crisi energetica in cui viviamo , e prodotti sin dal 1981 dalla francese Aerospatiale e dall ‘ italiana Aeritalia ( poi diventata Alenia Aeronautica , che a sua volta fa parte della Finmeccanica , enorme società per azioni derivante dal raggruppamento di grandi società del gruppo IRI e di altri grandi gruppi a partecipazione statale ) . Prodotti in parecchie centinaia di esemplari dal Consorzio ATR , che recentemente è entrato anche nell ‘ industria dei jet , gli ATR sono evolutissimi aerei a turboelica .
I motori a turboelica sono semplicemente motori a reazione o a getto a cui viene applicata
un ‘ elica , e quindi l ‘ energia cinetica non viene ottenuta dalla potenza dei gas espulsi come nei normali motori a reazione , ma dalla rotazione dell ‘ elica messa in movimento dalla spinta propulsiva dei gas espulsi medesimi . Posto che i due motori sono essenzialmente la stessa cosa , il motore a turboelica perde potenza con l ‘ aumento delle velocità , ma insieme a velocità inferiori presenta anche indubbi vantaggi , quali la minore rumorosità e l ‘assai minor consumo di
carburante , oltre alla maggiore spinta in fase di decollo .
Lo stesso motore applicato agli elicotteri si chiama motore a turboalbero , mentre applicato alla generazione di energia elettrica ( con generatori situati in coda agli aeroplani ) si chiama APU , ossia Auxiliary Power Unit .
Tornando alla flotta dell ‘ Air Dolomiti , essa è infatti composta ( gennaio 2011 ) di :
-un aereo ATR 42-500 ;
-undici aerei ATR 72-212 A ;
-cinque aerei Embraer 195 , a turboventola ed ala bassa ( posta sotto la fusoliera ) , capaci di portare dai 108 ai 118 passeggeri , prodotti negli anni 2000 e realizzati da zero con la progettazione virtuale al computer .
Gli Embraer a turboventola costituiscono il fiore all ‘ occhiello della compagnia , ed il 195 è il più grande aereo finora costruito dalla brasiliana Embraer , azienda quotata alla Borsa di S. Paolo nonché alla Borsa di New York , e che abbiamo visto essere uno dei primi quattro gruppi costruttori di aeromobili al mondo , con 17.000 dipendenti , fondata nel 1969 come azienda governativa . Gli aerei Embraer sono richiestissimi in tutto il mondo , ed il modello ERJ ha addirittura 3700 chilometri di autonomia ed è il più apprezzato tra gli aerei regionali .
Ed è per questo che ci permettiamo di suggerire che l ‘ AIR Dolomiti , in un certo senso è anche emblematica della storia del volo che ha caratterizzato gli anni a noi più vicini .
Prendiamo gli ATR , che sono un portato di un periodo in cui si cercava di fare economie e si era tornati agli aerei ad elica , anzi a turboelica , sempre più veloci fino ad arrivare al SAAB 2000 , detto anche il Concorde ad elica .
Gli ATR sono stati per anni i modelli più appetiti dalle compagnie aeree di tutto il mondo , oppresse da problemi energetici e di rumorosità , fino a quando gli aerei a turboelica stavano sfondando .
Poi , improvvisamente , ecco che una inaspettata innovazione diede nuovo respiro agli aerei a reazione : nacquero gli aerei a turboventola .
Anche i motori a turboventola sono normali motori a reazione , che però utilizzano due flussi
d ‘ aria separati , in quanto il primo flusso ( o flusso caldo ) attraversa l ‘ intero motore , mentre il secondo flusso ( o flusso freddo ) attraversa solo la ventola e l ‘ ugello , ed i diversi rapporti tra i due flussi danno luogo al cosiddetto rapporto di diluizione , che differenzia i turboventola a loro volta in turboventole ad alto rapporto di diluizione ( usate per impieghi civili , con motori e ventole assai ingombranti nella parte anteriore ) e turboventole a bassa diluizione ( in genere le loro prestazioni sono assai elevate e l ‘ ingombro ridotto , e quindi vengono usate per i caccia ed altri impieghi militari ) .
Le turbo ventole ad alta diluizione riescono anche ad essere piuttosto silenziose , tanto da essere assai meno rumorose rispetto ai motori a turboelica od ai motori a turbogetto di uguale potenza . I vantaggi in termini di rumorosità e consumi hanno determinato l ‘ attuale prevalenza degli aerei a turboventola , che ha fatto sì che molti ottimi modelli di aerei a turboelica siano stati abbandonati o posti in procinto di abbandono .
Tale è stato il malinconico caso del Saab 2000 , della svedese Saab , dotato di eliche a sei pale e motori Rolls-Royce . Il Saab 2000 era uno dei migliori turboelica mai prodotti , tanto veloce da essere chiamato il "Concordino " , con i suoi 682 chilometri orari .
Adottato anche dalla Crossair
( la compagnia destinata a rilevare quasi tutte le attività della ormai fallita Swissair ) , la produzione di esso è andata assai calando proprio per la concorrenza con le turboventole .
Ci si permetta una breve chiosa sugli aerei ad elica : ai tempi gloriosi ( anni Venti e Trenta ) della Coppa Schneider ( di cui si è occupato Marco Nicoletti recentemente , in "Era 2000 " ) e per più di dieci anni , tutti i records di velocità furono appannaggio degli idrovolanti , ed il più veloce di tutti fu il Macchi- Castoldi M C 72 , pilotato dal Maresciallo Francesco Agello , che raggiunse il record ( imbattuto per gli idrovolanti ) di 709 chilometri orari . Tali velocissimi idrovolanti non sono stati mai prodotti in serie , così come avvenne con il più veloce caccia ad elica mai costruito durante la seconda guerra mondiale , l ‘ Heinkel He 100 ( 746 km/h ) .
Auspicando che anche per il futuro la Air Dolomiti continui a precorrere le tendenze
dell ‘ aviazione civile , e ringraziando l ‘ Ufficio Stampa della Compagnia nonché gli ottimi funzionari di "Air Dolomiti Spazio Italia " , prendiamo congedo dai gloriosi aerei sopra
menzionati , di cui torneremo presto a parlare in "Sogni Dimenticati " .
24/03/2011 16:35
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BANABA - NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011 (INTEGRATORI e LONGEVITA ) - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
Un promettente integratore per regolare il peso : il Glucofit .
Il Glucofit non è soltanto un integratore che permette un migliore controllo del glucosio ematico.
Si tratta infatti di un integratore adatto per il controllo del nostro peso corporeo .
Oltre che i diabetici , che comunque faranno sempre ricorso ai loro medici , tale integratore può interessare anche tutti coloro che si trovano alquanto sovrappeso , anche senza diabete , e che tentano di tornare al loro peso corporeo normale .
di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti
Il lettore che abbia visto soltanto il titolo del nostro articolo , e che non sia malato di diabete , potrà pensare erroneamente che quest ‘articolo non rivesta per lui alcun interesse . Ma non è così .
Infatti , questo integratore non è soltanto adatto per regolare il metabolismo del glucosio in un modo migliore di quello che sarebbe stato il cammino del nostro organismo lasciato a sé stesso , ma la sua funzione secondaria ( e tuttavia molto importante ) è proprio quella di limitare gli aumenti di peso .
Coloro che volessero avere un ‘ idea più completa di quello che potrebbe essere un dimagrimento normale , possono consultare trattati come il "Modern Nutrition in health and disease " , di Whol e Goodhart ( 2005 , editori : Lippincott , Williams e Wilkins ) .
Infatti anche in tale pregevole trattato si consiglia di limitare l ‘ introito quotidiano di zuccheri , soprattutto di zuccheri complessi , per ridurre il peso corporeo . Molti individui di un discreto grado di cultura compiono infatti un errore comune : cercano di dimagrire togliendo quasi tutti i grassi dalla loro alimentazione. Questi soggetti però non sanno che la parte più importante in un dimagrimento graduale è costituita dalla riduzione degli zuccheri, e non, soprattutto a lunga scadenza, dalla riduzione dei grassi. Il corretto impiego del Glucofit riguarda dunque non soltanto i pazienti diabetici, ma anche e soprattutto i soggetti che intendano perdere peso in modo graduale e corretto.
Un' altro dettaglio ancora, piuttosto importante : eliminare all' inizio di una dieta dimagrante una buona parte dei grassi dalla nutrizione può essere importante, ma soltanto per cominciare il trattamento, e per dare al nostro organismo la cosiddetta "sterzatina" . Dopo però si impone la vecchia regola, condivisa anche dai nutrizionisti di lingua anglosassone, che per dimagrire bisogna mangiare anche i grassi. Il concetto, pur così semplice, non è tuttavia condiviso da molti pazienti, i quali, spesso per idee proprie, continuano a privarsi di tutti i grassi, anche di quelli buoni , come gli Ω-3 .
In tale maniera affaticano il loro organismo, e continuano a depauperarlo, perché lo obbligano a fabbricare, con vie biochimiche anomale, i grassi dagli zuccheri e dalle proteine. E questo poiché c' era un forte deficit di grassi, stabilito da una dieta poco equilibrata.
Ogni capsula di Glucofit contiene 0 , 48 milligrammi di estratto standardizzato di Banaba. Prima di entrare nei dettagli di questa pianta medicinale, è opportuno un piccolo consiglio per la posologia di quest' integratore : abbiamo sperimentato su noi stessi questo composto, prendendone una sola capsula prima di pranzo. Ne abbiamo ottenuto un discreto effetto : tutte le volte che lo assumevamo a pranzo, trovavamo sulla bilancia (la mattina dopo) qualcosa di meno. E' vero che abbiamo effettuato anche una dieta equilibrata, completa cioè sia di grassi che di proteine che di zuccheri semplici, come il fruttosio. Ma è anche vero che tutte le volte che interrompevamo il Glucofit, il predetto piccolo calo benefico non era riscontrabile il giorno dopo alla bilancia, facendo cioè solo la dieta equilibrata. Questo non è un articolo pubblicitario, e per questo motivo ci siamo limitati alla strettissima obiettività . Esattamente come abbiamo fatto in precedenza, parlando di tutti quegli altri integratori (aminoguanidina HCL, etc. etc. )
Tornando ora al contenuto di ogni singola capsula di Glucofit, esso ammonta a 0 , 48 milligrammi di estratto standardizzato di questa pianta medicinale.
L' estratto si ottiene dalle foglie della pianta. Il nome scientifico è : Lagerstroemia speciosa L. , ed è importante sottolineare il fatto che larga parte della medicina tradizionale asiatica ne consigliasse l' impiego (da diversi anni) nell' iperglicemia, e nelle varie condizioni di sovrappeso.
Tradizionalmente veniva infatti preparato un tè dalle foglie di Banaba, da consumare regolarmente con questi due obiettivi. Rimasta quasi del tutto sconosciuta alla pratica fitoterapica occidentale fino a pochi anni fa, la Banaba è arrivata alla nostra attenzione in seguito alla pubblicazione di alcune ricerche cliniche che dimostrano gli effetti ipoglicemizzanti sull' uomo (vedasi a questo proposito alcuni utili dettagli su farmaplanet.it , mettendo come chiavi di ricerca : Lagerstroemia speciosa. ) .
La Banaba è un albero semi-deciduo originario dell' Estremo Oriente. Esso cresce spontaneo in India, nel sud-est asiatico, in Malesia e nelle Filippine. Predilige i terreni pianeggianti, specie in vicinanza dei corsi d' acqua. Il suo fusto ha un colorito che varia da grigio a marrone chiaro. A causa del particolare andamento dei rami lungo il tronco, la pianta assume una forma quasi sferica. Il principio attivo, ottenuto dalle foglie, e presente nell' estratto standardizzato, è l' acido corosolico.
Questa molecola stimola il trasporto del glucosio all' interno delle cellule : agisce cioè facilitando l' ingresso del glucosio entro le membrane cellulari. Tale ingresso, che si avvale di proteine-iceberghs che attraversano la membrana a tutto-spessore, riguarda un vero e proprio insieme di canali ionici : sono i canali della pompa del glucosio.
Essi hanno la funzione di pompare il glucosio all' interno della membrana cellulare, esattamente come fa un pozzo per l' acqua costruito dall' uomo, che butta però l' acqua verso l' esterno. Per questo meccanismo all' acido corosolico è stato attribuito il nome di "fitoinsulina".
E' doveroso specificare che finora è stato sperimentato, con esito positivo, solo per i soggetti diabetici di tipo II (non insulino-dipendenti ) . E naturalmente nei soggetti sovrappeso.
L' acido corosolico, contenuto nelle foglie della Banaba, dalla forma allungata e dal bel colore brillante, è un composto triterpenoide, il che vuol dire, in modo semplice, che è composto da tre terpeni. Questi ultimi sono molecole odorose, dalla caratteristica fragranza, e caratterizzate da un minimo comun denominatore : sono assai facilmente volatili.
Consigliamo inoltre ai lettori di quest' articolo di non assumere il Glucofit senza il consiglio del loro diabetologo il quale , rivestendo questa specializzazione, ha dedicato ad essa la sua vita, e saprà senz' altro consigliarli per l' opportunità (o meno ) di quest' integratore. Nel caso che l' integratore sia adatto, il diabetologo saprà dare la migliore posologia rapportata a ciascun singolo paziente.
24/03/2011 15:51
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CRAVATTE - NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011 ( MESTIERI del PASSATO )
CRAVATTE - NUMERO 5 - FEBBRAIO 2011 ( MESTIERI del PASSATO ) - SOGNI DIMENTICATI - Mensile
Sogni dimenticati : la civiltà e la cravatta .
Come l ‘ umanità dei nostri giorni è incomparabilmente diversa dagli antenati preistorici , così le varie soluzioni per coprire e proteggere il collo dei nostri avi sono incredibilmente disparate e fantasiose . Eppure , in tutte le epoche ed in tutti i luoghi e contesti , si possono riscontrare degli elementi costanti e caratteristici , tali da indurci a ritenere che la cravatta sia la logica evoluzione del nostro vestiario .
di Laura Bordi
La cravatta , come oggi la conosciamo , è un illuminato compromesso tra l ‘ eleganza e la funzionalità .
Ovunque e sempre , infatti , donne e uomini hanno inventato i più svariati sistemi per coprire il proprio collo e per svolgere le funzioni più diverse .
Un modo assai funzionale per coprire un collo , ad esempio , può essere un foulard , che altro non è che un fazzoletto di seta più o meno grande , anzi tanto grande da poterlo indossare attorno al collo , o sulle spalle o addirittura come copricapo . La sua eleganza e praticità d ‘ impiego ha fatto sì che fosse un accessorio d ‘ abbigliamento assai diffuso negli anni ‘ 60 , ed immortalato insieme agli occhiali da sole delle donne più famose dell ‘ epoca .
Altri sistemi assai eleganti per coprire un collo possono essere o la gorgiera o il collare .
Famosa è la gorgiera della Regina Elisabetta d ‘ Inghilterra , composta di innumerevoli volute e decorazioni di pizzi e/o merletti . Mentre un semplice e distinto collare caratterizzava i ritratti del sommo poeta William Shakespeare . Tale era la compiutezza di tali capi di abbigliamento , che per secoli è stato possibile fare a meno della cravatta . Anzi la parola " gorgeous " , che indica la magnificenza o somma eleganza , sembra derivare proprio da gorgiera , che per la sua difficoltà di fabbricazione e lavaggio poteva essere indossata solo da persone assai facoltose .
Ma d ‘ altra parte una bandana sembra essere assai più pratica ed adatta non solo a circondare ed abbigliare un collo , ma anche a ricoprire i capelli o a fungere da maschera sulla bocca per proteggersi dalla polvere o dal calore .
Ed infatti i cow boys ( oltre che i ciclisti ) sono sempre stati , e ne fanno fede tante austere fotografie dell ‘800 , inseparabili dall ‘ ampio fazzoletto intorno al collo , che essi usavano per più svariate funzioni , non ultima quella di ripulire il proprio cappello ed anche sé stessi dal sudore e dalla polvere .
E proprio un ampio fazzoletto , o sciarpa elegante , caratterizzava gli ufficiali cinesi
dell ‘ Impero , secoli e millenni addietro , e non si trattava solo di eleganza , visto che la funzione principale di tale capo d ‘ abbigliamento stava nel proteggere il collo e le spalle dalla corazza , evitando irritazioni e ferite . Nei films di cappa e spada di Hong-Kong , tale capo di abbigliamento è ben visibile ancora oggi , e lo possiamo riscontrare anche nelle famosissime statue dell ‘ armata di terracotta imperiale scoperte in Cina negli anni ‘ 70 . Le statue , come si sa , raffigurano l ‘ armata imperiale dell ‘ Imperatore Qin Shi Wang Di ( imperatore a cui è dovuta anche la Grande Muraglia , maniaco sia della sicurezza che dell ‘ immortalità ) , messa a protezione della camera funeraria ( circondata da fiumi di cinabro o solfuro di mercurio ) e composta di circa ottomila guerrieri , tutti con il loro bravo foulard .
Tali funzioni del foulard rimasero costanti anche nell ‘ uniforme dei soldati dell ‘ antica Roma , il cui ampio foulard , assai vicino alla nostra cravatta , sembra si chiamasse "focale " .
E se noi prendiamo una striscia rettangolare di tessuto , lunga un metro e mezzo e larga una decina di centimetri , e la giriamo attorno alle spalle , potrebbe venirci l ‘ idea di chiudere ed aprire velocemente tale sciarpa o fazzolettone , e potremmo agevolmente rimediare alla bisogna con un anello di corda od altri materiali in cui far passare le due estremità del capo di vestiario : avvicinando l ‘ anello di corda al nostro collo , stringeremmo la sciarpa o foulard che sia , mentre allontanando l ‘ anello dal collo otterremmo un giro più largo e comodo per il nostro collo .
E questa sembra essere la soluzione di tanti marinai dei secoli passati e dei nostri giorni , ed anche dei nostri boy scouts , come è agevolmente riscontrabile in " Aids to scouting " e "Scouting for boys " di Sir Robert Baden Powell , il mitico fondatore dei boy-scouts ed ispiratore del famoso "Manuale delle Giovani Marmotte " di disneyana memoria . La sciarpa arrotolata dei boy-scouts era pensata anche , nelle sue misure e nella sua fabbricazione , per fungere da fasciatura di primo soccorso , visto che le escursioni dei giovani esploratori si svolgevano quasi sempre in luoghi piuttosto lontani da medici ed ospedali .
Ci stiamo avvicinando alla cravatta , ma ancora non ci siamo arrivati : ci basterà separare le funzioni di eleganza e complemento del proprio vestiario , abbandonando le altre separate funzioni di pulizia e protezione ( che lasceremo per altri capi di abbigliamento ) , e conferirle tutte insieme alla nostra cravatta moderna , che altro non è infine che una striscia di tessuto elegante , che viene annodata intorno al collo , lasciando che la sua estremità più lunga copra i bottoni della camicia e giunga ad una giusta distanza dalla fibbia della cintura , senza possibilmente oltrepassarla .
La cravatta , generalmente , può essere lunga dai 150 ai 190 centimetri , e larga dai cinque ai quindici . Se negli anni sessanta andavano le cravatte lunghe e strette , negli anni settanta ed ottanta sono subentrate delle cravattone larghe ed abbondanti . Attualmente , stiamo forse tornando a cravatte più strette .
Per alcuni dettagli sulla fabbricazione della cravatta siamo andati a chiedere lumi al Cravattificio Diana , attivo sin dal 1954 , e promotore ai nostri giorni di uno dei più grandi web-stores dicravatte , ovverosia
" Eties " ( il nome di Eties store è probabilmente ispirato a " tie " , ed il termine inglese per "cravatta " , e forse significa "cravatte sul web " ) .
Abbiamo così felicemente saputo che ( riportiamo tra virgolette quanto appreso ) :
" Realizzare una cravatta non è semplicemente un'azione meccanica, ma una vera e "propria arte che necessita di attenta cura e di una lavorazione meticolosa, fin nei "minimi particolari.
Esistono varie fasi che precedono la realizzazione di una cravatta, la prima è di certo la scelta del disegno che si vuole effettuare e poi viene quella del tessuto, solitamente seta proveniente dai migliori setifici di Como.
Subito dopo avviene il taglio del tessuto in tre parti che vengono poi cucite assieme in modo che la cravatta abbia una larghezza differente, in vari punti della sua lunghezza, e non ruoti quando viene indossata.
Altre fasi importanti sono quella dell'incappucciamento ( fase di lavorazione in cui viene effettuata una cucitura sulle due estremità della cravatta , creando così due piccoli cappucci ) , e poi l'inserimento dell'interno.
Successivamente, con il ferro da stiro si effettuano due pieghe e poi si chiude il tutto attraverso una cucitura che si realizza a mano su tutta la lunghezza.
Infine, si aggiunge il passante tubolare ( passante cucito sul lato interno di tutte le cravatte , dentro il quale si fa passare il lembo interno della cravatta per fissarlo al lembo esterno ) , l'eventuale etichetta e si procede ad un controllo finale per verificare che il prodotto sia perfetto, in ogni sua parte.
La produzione della cravatta , accessorio così apparentemente semplice ma in realtà complesso e in grado di conferire un tocco di stile davvero distintivo, ha reso molte aziende del made in italy famose per la loro capacità di saper realizzare ad arte tutte le fasi che portano alla realizzazione di un prodotto finale di ottima qualità ".
L ‘ ottimo sito di Eties ci fornisce anche i dettagli dei più famosi ed eleganti nodi per le cravatte , oltre a curiosità varie . In proposito , l ‘ Ufficio Stampa Eties ci ricorda
che :
"In molti sostengono che la cravatta discenda direttamente dal pezzo di stoffa che i "legionari romani utilizzavano già nel II secolo dopo Cristo. Ne troviamo una raffigurazione sulla Colonna di Traiano del 113 d.C. eretta per celebrare le vittorie di Traiano sui Daci fra il 101 ed il 106 d.C.
In realtà non si intuisce un grande collegamento fra la cravatta intesa nel senso moderno e questa sua "antesignana". I veri precursori della cravatta sono i fazzoletti da collo che apparvero intorno al 1650. In quel periodo la cravatta a punta costituiva simbolo di immensa ricchezza, basti pensare che il re inglese Carlo II indossava una cravatta costata oltre 20 sterline già nel 1660. Per farvi un'idea tenete in considerazione che a quell'epoca una rendita "annua" di 2 sterline era considerata un introito di buon livello.
Il prototipo della cravatta attuale è di origine americana e risale al 1700. Inizialmente era sostanzialmente una bandana annodata a fiocco e, strano ma vero, fu un pugile a renderla popolare: James Belcher.
In seguito, all'inizio del XIX secolo, Lord George Bryan Brummel introdusse una moda innovativa. Lord Brummel è stato un dandy leggendario, nonché un grande stilista; egli aborriva qualsiasi esagerazione, sosteneva che l'eleganza non va a braccetto con ridicolaggini ed esagerazioni. Il Lord aveva un look molto personale con frac blu, panciotto, pantaloni beige, stivali neri e fazzoletto da collo bianco. Pensate che era tanto attento al proprio look da cambiare fazzoletto nel caso in cui il primo tentativo di nodo risultasse di brutto effetto, una volta stropicciato non era più utilizzabile. Inutile specificare che egli possedeva una quantità impressionante di fazzoletti da collo candidi ed inamidati.
Facendo ancora un balzo nel tempo ci troviamo nel 1880, epoca in cui i membri dell'Exeter College di Oxford tolsero i nastri dai propri cappelli per annodarseli al collo creando, di fatto, la prima vera cravatta da club. Il 25 giugno 1880 ordinarono ad un sarto di produrre dei nastri appositi con i colori del club. Diedero così il via ad una moda che contagiò presto clubs e colleges inglesi.
Dal 1924 la cravatta divenne quella che conosciamo oggi . Fu Jesse Langsdorf (New York) a trovare la soluzione giusta per la produzione tagliando il tessuto con un angolo di 45° rispetto al drittofilo, impiegando tre strisce di seta da cucire successivamente. L'idea venne brevettata ed esportata in tutto il mondo. Ancora oggi le cravatte di qualità sono create con il medesimo procedimento. "
Ringraziando l ‘ Ufficio Stampa della Eties , aggiungiamo le poche cose che seguono , ed invitiamo i nostri lettori a tornare presto con noi nella regione dei sogni dimenticati .
Recenti ricerche matematiche , condotte a livello universitario , sembrano aver dimostrato che per annodare una cravatta sono ipotizzabili circa ottantacinque nodi diversi ( ricerche di Thomas Fink e Yong Mao , due eminenti fisici dell ‘ Università di Cambridge , su " Nature " del 4 Marzo 1999 ) . D ‘ altra parte , gli inglesi sono sempre stati fanatici della cravatta , inventando alcuni dei nodi più famosi , come quello dei cocchieri inglesi dell ‘ 800 ( Four in hand ) , o i due nodi inventati dall ‘ elegante Duca di Windsor , o il recentissimo nodo Pratt .
24/03/2011 16:38
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Le meravigliose avventure del Guerrin Meschino.

Le avventure di Guerrin Meschino appartengono, per alcuni di noi, al mondo meraviglioso della nostra adolescenza e della nostra fanciullezza. Furono pubblicate 55 anni fa (siamo agli inizi del 2011 ) anche in quegli inserti che si trovavano nel fumetto "Topolino", ma come testo che narrava di un famoso romanzo. Tali inserti erano esattamente alla fine dell' albo. Era lo stesso periodo in cui Topolino aveva pubblicato, un poco per volta, anche la saga di Marco Visconti. Quella che presentiamo è una parte della trama del film : "Le meravigliose avventure del Guerrin Meschino" , girato nel 1951 .

di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti

Quella di Guerrin Meschino è la storia meravigliosa di un individuo dotato di grande valore e coraggio, che deve lottare per conoscere, dopo tante prove, le sue origini ed i suoi veri genitori. E, nonostante nella realtà sia di nobili origini, egli preferisce farsi sempre chiamare : "il Meschino" , finchè non avrà una prova dei suoi diritti di nascita. E' con una certa commozione che abbiamo voluto sognare di nuovo Guerrin Meschino , nel corso di un altro viaggio nella regione dei Sogni Dimenticati.

Tale commozione sincera , che speriamo di condividere con altri lettori nati negli anni quaranta e cinquanta , è dovuta al fatto che il Meschino è collegato a quel mondo stupendo della nostra fanciullezza. Se infatti pensiamo alle vicende di questo eroe, non può, per esempio, non venirci in mente l' inserto romanzato che si trovava alla fine di : "Topolino", e che presentava di volta in volta i più bei classici della letteratura. Era sempre in quel periodo per noi fatato che in quel famoso inserto di fine albo potevamo trovare la canzone gloriosa inerente Marco Visconti , cantata durante un banchetto da un dimenticato menestrello senza nome (riportata da Tommaso Grossi nel suo "Marco Visconti ", Parigi 1835 ) :

" Egli è Marco , quel turbin di guerra ,

quella luce d ‘ eccelso consiglio ,

che dei Guelfi per l ‘ Itala terra

rintuzzò tante volte l ‘ artiglio :

dei Lombardi la gloria , e l ‘ amor " .

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Tornando ora al Guerrin Meschino, desideriamo limitare quest' articolo ad una parte della trama del film del 1951 : "Le meravigliose avventure del Guerrin Meschino", riservandoci di dedicare un' altro articolo al libro di questo romanzo cavalleresco, scritto da Andrea dei Mangabotti, detto "da Barberino" , perché nasce in Barberino Valdelsa nel 1370. Tanto più che il libro ebbe varie edizioni, e fu anche sottoposto ad una severa censura, che ne eliminò addirittura un intero capitolo.

E diciamo "una parte della trama del film" e non "la trama", poiché raccontare tutti i dettagli di un film è comunque un errore. Infatti toglie allo spettatore buona parte del piacere di vedere la pellicola. Il film, che è molto bello, è del 1951. Chi desiderasse farne acquisto può accedere ai siti internet : "missingvideo.it" , oppure "Amazon.UK". Scegliendo questo secondo sito, potrà acquistare il film tramite i canali commerciali inglesi. Detto questo, cominciamo come al solito dall' inizio.

Alla corte imperiale di Costantinopoli vive Guerrino, detto "il Meschino" , perché ritenuto un bastardo, essendo sconosciute le sue origini. Malgrado questa sua condizione egli frequenta i figli dell' Imperatore : Alessandro ed Elisenda. Tra Guerrino ed Elisenda fiorisce in gran segreto un tenero sentimento d' amore. Costantinopoli è assediata da truppe turche, e poiché l' assedio si prolunga, gli eserciti contrapposti giungono ad un accordo. Uno dei figli del principe turco si batterà con Alessandro, il figlio dell' imperatore. Dall' esito del duello dipenderanno le sorti della guerra. Purtroppo il figlio del principe turco è molto vicino a prevalere su Alessandro, nel corso di questa sfida. Insuperbito dal buon esito del duello, compie una sciocchezza : mentre ancora combatte con Alessandro , sfida a singolar tenzone qualunque cavaliere cristiano. Questo suo delirio di onnipotenza permette a Guerrin Meschino di combatterlo con il viso nascosto dalla visiera, e di sconfiggerlo. Guerrino infatti ha avuto una vita più dura di quella del figlio dell' imperatore, e, rispetto ad Alessandro, è un guerriero assai più valente.

Liberata così la città dall' assedio, Guerrino va alla ricerca dei suoi genitori, i quali sono stati privati della signoria di Scutari da un usurpatore.

Superate diverse prove di notevole difficoltà , Guerrino giunge nelle vicinanze di Scutari. Giunto in questa zona, con l' aiuto di Alessandro, che era venuto alla ricerca di Elisenda, prigioniera del principe turco, sconfigge ed uccide quest' ultimo, ed anche l' usurpatore della signoria. Liberata Elisenda ed anche i propri genitori, Guerrino, circondato dalla gioia esultante della Corte, potrà finalmente condurre all' altare la ragazza amata.

La regia di questo film, assai bello, del 1951, era di Pietro Francisci. Sempre di Pietro Francisci era una parte della sceneggiatura. Tra gli altri sceneggiatori figuravano anche Raoul De Sarro, Alessandro Ferraù, e Fiorenzo Fiorentini. Nel cast erano Gino Leurini, nella parte di Guerrino detto il Meschino, e Leonora Ruffo nella parte di Elisenda. Ed inoltre c' erano Aldo Fiorelli, Anna Di Leo, Tamara Lees, Cesare Fantoni e Sergio Fantoni . La fotografia era di Giovanni Ventimiglia. Le musiche erano di Nino Rota. Il formato era un gradevolissimo bianco e nero. La durata era di 93 minuti.

La regia di Pietro Francisci era di notevole esperienza. Ci auguriamo di aver creato nei lettori il desiderio di vedere (o di rivedere ) questa bella pellicola. Quanto al formato bianco e nero, questo costituisce un gusto soggettivo, nel senso di preferirlo (o meno) rispetto ai colori. Per quello che riguarda noi, esattamente come per le foto d' epoca, addirittura lo preferiamo ai colori. Riteniamo infatti che una foto in bianco e nero, come quelle degli anni 20 e degli anni 30, entro certi limiti, più invecchia e più diventa bella.


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